Rubiera fa i conti con Trenitalia «Qui servono le convenzioni»
RUBIERA. «Il treno è importante per il distretto ceramiche, ma anche per Rubiera». La discussione sulla viabilità nel comprensorio ceramico e sulle possibili soluzioni per ridurre il traffico...
RUBIERA. «Il treno è importante per il distretto ceramiche, ma anche per Rubiera».
La discussione sulla viabilità nel comprensorio ceramico e sulle possibili soluzioni per ridurre il traffico automobilistico tira dentro anche Rubiera, per molti versi uno degli snodi delle comunicazioni dell’intera regione con i suoi incroci verso l’A1 e la Brennero, oltre che sulla direttrice Carpi-Sassuolo.
La questione collegamenti riguarda soprattutto la via Emilia, spesso congestionata, e il trasporto studenti e pendolari. «Sono d'accordo con l'assessore Mirko Tutino che dice che per andare in zona ceramiche il treno è importante. Ricordo però a tutti che c'è anche il treno da e per Rubiera, che fa numeri imponenti e che non contribuisce a pieno a togliere traffico dalla via Emilia perché non esiste la combinazione treno più bus con un solo abbonamento o biglietto», commenta il sindaco Emanuele Cavallaro. La linea ferroviaria rubierese è quella nazionale di Trenitalia, nel paese sulla via Emilia ferma abitualmente il “regionale” Piacenza-Ancona, e quindi non è possibile fare pacchetti convenzionati di abbonamenti con le aziende locali dei trasporti. Quindi, da Reggio poi gli studenti o si muovono a piedi, come fa chi deve raggiungere il polo di via Makallè, o deve fare un altro abbonamento ai mezzi pubblici cittadini.
Una “penalizzazione”, per il primo cittadino. Eppure, fa notare, col treno «si è a Reggio in 7 minuti contro 40-50 minuti, inquinando meno e viaggiando in sicurezza. Vorrei che per il nuovo anno ci fosse un impegno collettivo a superare questa situazione, che sulle altre linee ferroviarie è già stata superata, mentre sulla nostra non è successo solo perché è Trenitalia», sottolinea. Garantire una copertura completa col treno permetterebbe di alleggerire il carico sui bus della linea 2 e far girare meno veicoli. «Ma sapete cosa vuol dire togliere duecento auto ogni mattina dalla via Emilia? Provate a metterle in fila... Cerchiamo di ragionare pensando a tutti problemi del territorio», continua. Perché, afferma, la questione non è solo reggiana o meglio cittadina, specialmente per un distretto ceramico in cui si guarda davvero a tante direttrici differenti.
«Bisogna sempre pensare che non c'è solo la città di Reggio Emilia, nelle strategie di mobilità: la gente lavora anche a Modena, Bologna, Sassuolo, Carpi, Scandiano o Casalgrande», conclude. (adr.ar.)
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