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Natale negli orfanotrofi con regali per i bambini

Viaggio di cinque santilariesi in Bosnia, furgone pieno di cibo e oggetti scolastici «Vigilia con tre biscotti a testa, ma vedere la gioia di quei bimbi è impagabile»


07 gennaio 2017 di Ambra Prati


SANT’ILARIO. «La vigilia di Natale abbiamo mangiato con tre biscotti a testa e una birra analcolica divisa in cinque. Ma è stato bellissimo. Vedere la gioia di quei bambini è stato impagabile».

Mentre i reggiani si abbuffavano a tavola durante le feste comandate, a scegliere un Natale diverso e all’insegna della solidarietà è stata Silvia Giavarini, santilariese di 38 anni, insegnate di ballo, che assieme al papà 70enne Giovanni Giavarini e una famiglia di amici (Debora Iacone, 43 anni; il marito Gabriele Michelotti e la figlia 17enne Rebecca) ha organizzato un viaggio di tre giorni in Bosnia per portare aiuti in due orfanotrofi.

«L’idea è partita come viaggio personale a Medjugorje, ma nelle mie esperienze precedenti, a marzo in Brasile e l’anno scorso in Perù, ho avuto l’abitudine di portare aiuti umanitari (sempre documentati, con foto, video e scontrini) di persona o tramite amici fidati», racconta Silvia. I preparativi sono stati impegnativi.

«Ho cercato su internet strutture bisognose. Ce n’erano parecchie, alla fine mi sono fatta consigliare da una Onlus di Genova che ci ha indicato gli orfanotrofi più bisognosi: uno a Sarajevo, che accoglie ragazzi da 0 a 17 anni, e uno a Mostar, con bimbi dai 4 ai 17 anni, disabili, malati o provenienti da famiglie con problemi di alcol e droga».

Il viaggio di piacere si è trasformato così in viaggio filantropico. «Abbiamo chiesto a persone che conosciamo di donare qualcosa, anche solo uno spazzolino, tramite il passaparola e un annuncio pubblico su Facebook – prosegue Silvia –. In un primo tempo ipotizzavamo di andare in auto, ma ci è arrivato tantissimo materiale; serviva un furgone. Così abbiamo chiesto ai negozianti del paese un contributo in denaro, giusto il necessario per il noleggio di un furgone a nove posti per tre giorni. Non lo avevamo mai fatto prima, la risposta è stata notevole».

Furgone che è stato stipato all’inverosimile: 9 quintali di materiale, soprattutto cibo, pasta, omogeneizzati, accessori per neonati, prodotti per l’igiene, materiale scolastico, secondo le indicazioni dei referenti dei due orfanotrofi, mentre «il gasolio, che è stata la spesa principale, lo abbiamo pagato noi». Partiti il 23 dicembre, i cinque santilariesi hanno avuto difficoltà alla dogana bosniaca: «Ci hanno tenuti fermi per controlli per ore. Ci siamo anche un po’ spaventati».

Prima tappa Sarajevo, dove sono arrivati la sera del 24, dopo oltre 20 ore di strada, scaricando subito nell’orfanotrofio che ospita 120 bimbi. «La sera della vigilia abbiamo trovato da dormire in una pensione lì vicino. Il 25, mangiando in un chiosco per strada, abbiamo raggiunto Mostar: lì ci hanno fatto un’accoglienza bellissima; ci hanno fatto visitare la struttura e chiesto di rimanere. C’era una bimba presa in affido in Sicilia che ci faceva da traduttrice. I piccoli hanno aperto i pacchi davanti a noi, compresi i regalini che avevamo preparato con caramelle, cioccolatini, orecchini per le bimbe e macchinine per i maschi: un’esperienza forte ed emozionante». Poi, dopo una tappa a Medjugorje, il ritorno a casa, il 26 dicembre.

Silvia conclude: «Non vogliamo passare da eroine. Noi abbiamo messo solo l’impegno a portare un sorriso e siamo tornati a casa con il cuore pieno di gioia, ma il viaggio è stato reso possibile grazie ai negozianti locali, a ditte di Parma che ci hanno donato alimenti prossimi alla scadenza, alla gente comune che alle lezioni di ballo mi portava uno shampoo. Un grazie a tutti voi per la fiducia».

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