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«Sul Banco Emiliano rischio potenziale elevato»

«Sul Banco Emiliano rischio potenziale elevato»

Augusto Dell’Erba, a capo del Fondo “salva” Bcc, parla dell’unione con Bologna Passaggio necessario per Reggio perché «prevenire è meglio che curare»

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REGGIO EMILIA. Il Banco Emiliano è una banca in difficoltà, che necessitava di trovare un partner con le spalle coperte, anche se, fuori dalla porta, non c’era la fila dei pretendenti. Sono i retroscena rivelati in una lunga intervista al quotidiano finanziario Mf da Augusto Dell’Erba, messo a capo del Fondo Temporaneo creato nel 2016 per gestire le crisi all’interno del sistema delle 360 banche italiane di credito cooperativo, nonché vicepresidente di Federcasse e presidente della Federazione delle Bcc di Puglia e Basilicata. Non certo uno di primo pelo, che agisce e finanzia per conto del Fondo le fusioni tra le piccole banche del territorio. Strada obbligata ormai, e che sembra essere la panacea di ogni male. Anche dei mali che affliggono il Banco Cooperativo Emilia di Reggio Emilia, che ha avuto il via libera per la fusione con i bolognesi di Emilbanca dopo aver archiviato un biennio, quello 2014-2015, con una perdita di 25 milioni di euro nonostante svalutazioni prudenziali effettuate dopo la recente fusione nel 2013 tra il Banca Reggiana - da cui giunge il presidente Giuseppe Alai - e la Banca di Cavola e Sassuolo. L’unione aveva riservato diverse sorprese che, anche agli occhi di Dell’Erba, necessitavano soluzioni tempestive. Per trovare un partner per il Banco Emiliano, racconta Dell’Erba, è stata fatta formale richiesta di interesse da parte del Fondo, «a cui le banche interpellate hanno risposto negativamente. Sui nomi siamo tenuti alla riservatezza. Posso dire che si trattava di tre istituti di grandi dimensioni, perché è chiaro che l’eventuale partner dovesse avere certe caratteristiche. Ma tutti ci hanno espressamente scritto di non essere interessati».

I motivi dello scarso interesse non sono espliciti, ma qualche dubbio sulla convenienza dell’operazione è certamente sorto. L’unica cosa certa è che Emilbanca ha detto sì, anche se nella circolare si legge che per questa operazione il Fondo ha agito in deroga rispetto al limite annuale previsto per gli interventi. «Sui singoli interventi - spiega Dell’Erba - è previsto un margine di flessibilità. Il rischio potenziale legato alle difficoltà del Banco Emiliano era molto elevato. Nel 2013, ormai in un altro contesto normativo, l’esperienza della Banca Romagna Cooperativa ci ha insegnato che prevenire è molto meglio che curare». La vicenda inquadrata da Dell’Erba non è certo rosa e fiori come si vuol far pensare da Reggio, e seguirebbe il difficile iter che ha portato poi alla votazione dell’operazione di fusione. La votazione, non sarebbe stata presa all’unanimità. «È stata di sicuro una decisione sofferta - spiega Dell’Erba - Non voglio entrare più nel dettaglio ma posso dire che alla fine nessuno si è opposto». (e.l.t.)

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