Dalla caccia fino a Craxi
Negli anni Ottanta la politica contro i “telepredicatori”
CASTELNOVO MONTI. A ripensarci oggi quelle edizioni di Fantastico, in particolare quella del 1987 ma anche dell'anno prima, nel 1986, furono tra i primi esempi in Italia di come un personaggio eminente dello star system potesse avere forte presa e lanciare messaggi di natura socio politica, aprendo di fatto la strada ad esperienze che poi, fino ad arrivare al presente, si sono evolute in forme allora impossibili da prevedere.
Quel famoso Fantastico 8 condotto da Celentano fu un caso molto chiaro. Tra gli episodi rimasti nella storia della tv italiana vi fu ad esempio la crociata contro la caccia. Alla vigilia di un referendum, che riguardava anche tematiche ambientali (come la localizzazione delle centrali nucleari, anche a seguito della presa di coscienza collettiva dell'importanza di questi argomenti dopo il disastro di Chernobyl), Celentano invitò a scrivere sulla scheda “La caccia e contro l'amore”, dopo aver mostrato un filmato di Greenpeace che documentava l'uccisione di cuccioli di foca da parte dei cacciatori per il mercato delle pellicce. Celentano dimenticò, oltre all'accento sulla “e”, che contribuì al nuovo soprannome che alcuni giornalisti coniarono per lui cioé “Il re degli ignoranti” (che lui stesso utilizzò in più occasioni), anche il fatto che scrivere frasi sulla scheda avrebbe comportato l'annullamento del voto, e per questo fu pure processato.
Celentano invitò inoltre gli spettatori a riflettere sull'assurdità di quella che allora veniva chiamata la guerra degli ascolti tra Rai e Mediaset. Durante una puntata invitò gli spettatori a spegnere il televisore per cinque minuti e la sua richiesta fu accolta da otto milioni di persone. Un'altra volta chiese di sintonizzarsi su Canale 5 dove in quel momento stava andando in onda il film “Anche gli angeli mangiano fagioli”. Caratteristiche provocatorie e dissacranti che Celentano ha poi portato in ogni suo show televisivo successivo, mostrando grandissima abilità nel creare ogni volta un caso, come per Svalutation del 1992, Francamente me ne infischio del 2000, 125 milioni di cazz...te del 2001, Rockpolitik del 2005.
Da notare che l'anno prima del Fantastico del molleggiato ci fu un'altra edizione che ebbe conseguenze epocali sia per la televisone sia, in certo qual modo, per la politica. Nel 1986 ci fu uno sketch del trio Lopez - Marchesini - Solenghi sull'ayatollah Khomeini che portò a una forte crisi internazionale tra Italia e Iran, con il ritiro dei diplomatici iraniani e le scuse ufficiali da parte del Governo e del Ministro degli esteri Andreotti. E poi ci fu il caso legato a un altro comico che gettò le basi per un futuro in politica: Beppe Grillo in un intervento fece una battuta in cui ironizzò sulle (allora) presunte pratiche poco oneste dei vertici del Partito Socialista, prendendo spunto dal viaggio di una delegazione guidata da Craxi in Cina: “Ma se in Cina sono tutti socialisti – disse Grillo –, a chi rubano?”. Seguì un intervento del conduttore Pippo Baudo che si dissociò in diretta, e seguì anche un allontanamento di Grillo dalla Rai che durò fino al 1993. Il Grillo che tornò in tv in quell'anno, con un “one man show” di due ore su Rai Uno in due serate, era un personaggio diverso: molto più attento a tematiche sociali, ambientali, al mondo del lavoro, un Grillo che gettava le prime basi per quello che poi è diventato il suo impegno politico. Mancavano ancora molti anni alla nascita del Movimento 5 Stelle, ma era il periodo in cui imperversava la tempesta di Tangentopoli, un vecchio sistema politico stava crollando e si cominciava a parlare della “discesa in campo” di un’altra personalità connessa con il mondo dei media, destinata a segnare per 20 anni il Paese.(l.t.)
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