Un libro fotografico per ricordare Evandro Infanti
MONTECCHIO. Una libro di foto e disegni per ricordare Evandro Infanti a meno di due anni dalla sua scomparsa che, nell’agosto del 2015, lasciò la famiglia e l’intera comunità, nello sconforto....
MONTECCHIO. Una libro di foto e disegni per ricordare Evandro Infanti a meno di due anni dalla sua scomparsa che, nell’agosto del 2015, lasciò la famiglia e l’intera comunità, nello sconforto. Nominato diacono dal vescovo emerito Paolo Gibertini, Infanti era noto in paese per la sua poliedricità che gli ha permesso di entrare in contatto con diverse realtà associative di Montecchio. A ricordarlo è il Cine Foto Club, che lo vide tra i fondatori nel 1975, con una pubblicazione che racconta la sua esperienza attraverso uno dei suoi principali hobby per i quali spese buona parte della vita.
Sono stati proprio gli amici di allora – ma anche quelli che lo hanno conosciuto prima che la malattia gli togliesse le forze – ha voler realizzare un libro di immagini che, attraverso 40 anni di storia, racconta le virtù di Infanti. Si intitola “FotoGrafica” la lunga sequenza di immagini, disegni, scenografie che lo stesso Infanti creava per le occasioni più disparate. Autentiche scenografie che servivano da sfondo per realizzare ad esempio, le pubblicità per la Fiera di San Simone o per pubblicizzare eventi dello stesso Cine Foto Club.
Grazie alle idee di Infanti, nel libro commemorativo si possono riscoprire locandine di eventi perduti nella memoria dei montecchiesi d’antan, come il DiaFestival (il festival della diapositive), i corsi di fotografia e le tantissime serate nelle quali venivano proiettate diapositive di viaggi scattate in ogni parte del mondo.
Cinquanta pagine tutte in bianco e nero, impaginate da Mario Artoni, che testimoniano la carriera di un uomo che a Montecchio ancora tanti, piangono. E proprio Artoni, in ultima pagina, traccia un ricordo dell’amico, davvero singolare.
«Al caro amico Evandro», si legge. «Approfitto di questa pubblicazione che ho impaginato con grande piacere per ringraziarlo pubblicamente per la bella amicizia che in questi anni abbiamo condiviso e fatto crescere. Un uomo straordinario sotto tanti punti di vista, un amico che la vita ha messo alla prova in tante occasioni, ma da cui ne è sempre uscito vincitore. Quante risate anche negli ultimi anni, benché non fosse più in grado di parlare e i dialoghi erano costruiti grazie anche ad un foglio fatto di lettere e numeri. Evandro prendeva la vita sul serio ma ci sapeva scherzare anche sopra. È quel suo sorriso che vedo ogni volta che lo penso… Ed è quel suo sorriso che mi è rimasto nel cuore! Chissà… che oggi non sia anche “giullare” di Dio». (a.z.)
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