Export, in provincia incremento dello 0,6%
A trainare il settore le piccole e medie imprese, con una crescita del 2,7% rispetto al 2015
REGGIO EMILIA. Pezzo forte dell’economia regionale è senza dubbio l’export e la regola vale per quasi tutte le province che nel corso del 2016 hanno continuato a piazzare oltre confine le produzioni in cui sono specializzate. Per Reggio Emilia l’incremento delle merci esportate in un solo anno è stato dello 0,6%.
A confermare e spesso incrementare le quote di spedizione in varie parti del mondo sono spesso le micro e piccole imprese che hanno fatto accrescere il proprio apporto alimentando del 2,7% le esportazioni emiliano romagnole. Al punto da collocare il territorio regionale al sesto posto in Italia nella performance annuale. Sono dati che arrivano dall’Ufficio studi di Confartigianato che ha elaborato le rilevazioni Istat.
«Una conferma – dice il presidente regionale Marco Granelli – dell’attivismo delle nostre piccole e medie aziende che si dimostrano capaci di conquistare nuove quote di mercato indipendentemente dalle loro dimensioni. La dimostrazione che capacità, competenza e innovazione non dipendono solo dalla grandezza dell'impresa».
La ricerca di Confartigianato certifica quindi che, nei primi nove mesi del 2016, le esportazioni nei settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese (con meno di 50 addetti) sono salite ad un ritmo doppio rispetto alla media nel settore manifatturiero.
Il maggior dinamismo è stato registrato per il legno (+5,4%), seguito dai prodotti alimentari (+3,4%) quindi da mobili e articoli d’abbigliamento (entrambi +1,6%), prodotti tessili (+1,5%). Leggermente inferiori ma pur sempre in crescita gli incrementi delle vendite estere di articoli in pelle (+0,8%) mentre sono risultate stazionarie altre industrie manifatturiere e addirittura in calo (-1,2%) i prodotti in metallo esclusi macchinari e attrezzature.
Interessante anche la lettura delle destinazioni dei prodotti delle micro e piccole imprese. La crescita più dinamica (+2,5%) fa riferimento agli Stati dell’Unione Europa mentre sono state stazionarie l'America e i Paesi non europei.
In calo infine l’Asia (-0,7%) mentre cede del 5,7% l’Africa. Fra i mercati più dinamici nell’import del “made in Italy” figurano la Repubblica Ceca (+10,4%), Grecia (+8,3%), Polonia (+6,2%), Romania (+5,2%), Giappone e Spagna (entrambi +4,9%) e Corea del Sud (+3,5%). In territorio leggermente negativo Belgio, Paesi Bassi, Hong Kong e forti cedimenti verso Turchia ed Emirati Arabi.
Le province italiane più attivi nell’export sono state Roma, Venezia, Bolzano; in ambito regionale buone performance di Parma, Forlì-Cesena, Bologna, Rimini e Ferrara. Ma anche Reggio ha fatto una bella figura. (l.v.)
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