“I soldati che dissero No” nella sinagoga
La mostra organizzata da Istoreco si inaugura sabato con il ricercatore tedesco Kay Kufeke
REGGIO EMILIA. Le pietre d'inciampo fanno parte dei percorsi di ricerca e approfondimento legati al Viaggio della Memoria di Istoreco. Sono uno dei cammini più importanti ma non l'unico. Sabato 14 gennaio, dopo la posa dell'ultima pietra cittadina, inaugurerà la mostra “I soldati che dissero No. Storie di deportazione a Reggio Emilia dopo l'8 settembre 1943”, organizzata da Istoreco e visitabile sino al 5 febbraio alla sinagoga di via dell'Aquila. L'esposizione sarà aperta gratuitamente dal venerdì alla domenica in questo periodo, ogni sabato vi saranno degli eventi culturali aggiuntivi e le scuole reggiane interessate possono prenotare anche delle visite ad hoc.
Al centro, vicende di Imi (Internati Militari Italiani) reggiani, ragazzi arruolati nell'esercito regio che dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si trovarono allo sbando, di fronte alle truppe tedesche che fino a un secondo prima erano loro alleate. Molti, di fronte alla proposta di entrare nell'esercito nero della Repubblica di Salò, scelsero piuttosto la deportazione in Germania, dove il Reich aveva bisogno di schiavi per alimentare la propria enorme macchina industriale. Oltre 600mila italiani vennero catturati e mandati a migliaia di km da casa, e decine di migliaia fra loro morirono per denutrizione, maltrattamenti e azioni di rappresaglia. A loro è dedicato il prossimo Viaggio della Memoria, e nella mostra in sinagoga si ricorderanno alcune delle storie con al centro ragazzi reggiani.
Il taglio del nastro del 14 gennaio alle 18.30 vedrà come protagonista un'autorità assoluta in materia, il ricercatore Kay Kufeke, coordinatore della nuova permanente “Zwischen allen Stühlen - tra più fuochi: la storia degli Internati Militari Italiani 1943-1945”. L'esposizione, aperta al pubblico il 29 novembre 2016 al Centro di Documentazione sul lavoro forzato di Berlino, è stata voluta dagli storici della commissione governativa italo-tedesca che sta lavorando sul fenomeno degli Imi e sulle centinaia di migliaia di famiglie coinvolte in questo capitolo spesso finito in secondo piano del periodo bellico. E ora tornato in primo piano grazie alla volontà del governo tedesco. (adr.ar)
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