Gazzetta di Reggio

Reggio

In manette la banda dell’ora “illegale”

di Ambra Prati
In manette la banda dell’ora “illegale”

Novellara: arrestati tre albanesi per furti a raffica grazie al buio pomeridiano. Presi con 1,5 chili di oro in un marsupio

3 MINUTI DI LETTURA





NOVELLARA. La banda dell’ora legale (o, meglio, illegale). La definizione è degli stessi arrestati, tre albanesi responsabili di una raffica di furti in abitazioni compiuti tra il comprensorio reggiano e quello modenese. In sede di interrogatorio, alla domanda su quando avessero cominciato a compiere i raid, hanno risposto: «Quando è entrata in vigore l’ora legale». Vale a dire a fine ottobre, quando lo spostamento delle lancette e il buio pomeridiano diventano propizi per introdursi nelle case.

I tre albanesi – Darjel Prushi, 24 anni, Armando Dobrozi, 21, e Xhoni Leka, 20 – sono finiti in manette per i reati di ricettazione e furto in abitazione al termine di un’operazione congiunta eseguita dalla Squadra Mobile di Milano e da quella di Reggio Emilia.

L’indagine ha avuto origine nel capoluogo lombardo. La “soffiata” di una fonte confidenziale sull’attività di un gruppo di albanesi che si recavano spesso a Milano ha indotto la polizia meneghina a iniziare un’attività di pedinamento e osservazione nei confronti di Prushi.

Il 3 gennaio scorso Prushi, che si trovava assieme alla compagna (anch’essa albanese, ma risultata estranea ai fatti), è stato bloccato a Milano: addosso aveva un marsupio contenente ben 600 monili in oro, per un peso complessivo di 1,5 chili. Oggetti in oro di provenienza furtiva, che Prushi stava tentando di piazzare a Milano secondo una modalità consolidata della banda, che nel Reggiano si limitava ad eseguire i colpi.

Prushi è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per il reato di ricettazione. Ma le indagini sono proseguite e dagli accertamenti è risultato che il 24enne era ospite della compagna, abitante a Novellara. Perciò la Squadra Mobile di Reggio ha subito eseguito una perquisizione nell’appartamento, dove, oltre alla presenza di altri due “ospiti” (Dobrozi e Leka), è saltata fuori altra refurtiva, un altro mezzo chilo di monili in oro, per un totale di due chili.

Un bottino “di peso” e di grande valore economico, consistente in orologi, catenine, ciondoli, una cassetta di sicurezza. A questi si aggiungono quattromila euro in contanti, una mazzetta di dollari e altre banconote straniere, alcune argentine, per un valore ancora da quantificare.

Ma ciò che ha attirato l’attenzione degli investigatori sono state due chiavi di auto e un computer portatile. È stato grazie a questi oggetti che si è arrivati all’attribuzione certa di due furti in abitazione, avvenuti ai primi di dicembre a Reggiolo (dove era stata sottratta una Fiat) e a Cavezzo di Modena, dove erano spariti una Bmw e il computer.

Se questi due colpi sono di sicura paternità, però, gli uomini del dirigente Guglielmo Battisti ritengono che la banda dell’ora legale sia responsabile di una scia di raid tra il Reggiano – dove gli stessi arrestati hanno ammesso di prediligere in particolare gli appartamenti di Correggio, Novellara e dintorni – e il Modenese.

Per questo motivo la polizia ha voluto diffondere le fotografie della merce, nella speranza che i derubati, riconoscendo i loro oggetti, si facciano avanti. In tal caso, per vedersi restituiti i propri preziosi, la questura consiglia di scrivere una mail (corredata dalla denuncia) all’indirizzo squadramobile.re@poliziadistato.it.

Nel frattempo i fermi dei tre, con precedenti specifici alle spalle e rei confessi, sono stati convalidati: Prushi è in carcere a Milano, gli altri due in via Settembrini a Reggio. Poiché il primo furto attribuito è quello di Cavezzo, il processo sarà trasferito per competenza al tribunale di Modena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google