Gazzetta di Reggio

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La Cassazione non cambia la condanna

di Tiziano Soresina
La Cassazione non cambia la condanna

Delitto Germini: respinti i ricorsi del procuratore generale e dei due pm di Reggio. Sentenza inalterata: 16 anni e 10 giorni

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CASTELNOVO MONTI. A circa due anni e mezzo dall’uccisione – per gelosia – del 32enne Andrea Germini, si è chiuso ieri in Cassazione il versante giudiziario con la “bocciatura” dei ricorsi presentati dalla procura generale di Bologna e dalla procura di Reggio (quest’ultimo atto è stato scritto dai due magistrati che si sono occupati del caso, cioè i pm Valentina Salvi e Luisa Serranti) per chiedere l’annullamento della sentenza.

Respingendo entrambi i ricorsi «per inammissibilità», i cinque giudici della prima sezione penale della Suprema Corte hanno lasciato così intatta la sentenza emessa nell’ottobre 2015 dal gup Giovanni Ghini che condannò a 16 anni e 10 giorni di carcere il marocchino ora 34enne Fettah Abdelkebir. Giudicato con rito abbreviato, il nordafricano ammise in aula di aver premeditato l’omicidio del collega per motivi passionali, perché si era invaghito, pensando di essere corrisposto, della moglie del compagno di lavoro. Confessione che aveva portato il gup Ghini a ritenere le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti (spazzando via la premeditazione), poi lo sconto di pena da applicare aveva determinato l’entità conclusiva della condanna. Una sentenza a dir poco contestata dai familiari dell’assassinato e queste polemiche hanno portato al duplice ricorso da parte dei magistrati inquirenti.

Trattandosi di un processo con rito abbreviato, lo “scontro legale” è avvenuto in Cassazione e solo in punta di diritto.

Ieri in poco più di un’ora si è consumato quest’ultimo passaggio a Roma. Il procuratore generale ha chiesto l’inammissibilità del ricorso presentato dalla procura di Reggio (perché – a suo dire – entra in profili di merito e non di legittimità, ritenendo immotivata la concessione delle attenuanti generiche), mentre ha chiesto l’accoglimento di quello della procura generale (che ritiene errato il calcolo della pena) per far retrocedere il processo al primo grado di giudizio. Da parte sua l’avvocato difensore Noris Bucchi ha replicato ad entrambi i ricorsi, sia con un’articolata memoria scritta (depositata giorni prima), sia con un’arringa in cui il legale ha contrastato le conclusioni a cui sono giunte le due procure (ritenendo inammissibili le questioni di merito toccate dai magistrati reggiani e difendendo la correttezza della pena alla luce della concessione al suo assistito delle attenuanti generiche). Poco dopo l’una l’udienza si è chiusa e in serata è arrivata la decisione della Cassazione che ha dichiarato inammissibili i due ricorsi, lasciando inalterata la sentenza del 22 ottobre 2015. Rimane inalterata la provvisionale di 10mila euro che è stata accordata – in primo grado – a ciascuno dei cinque familiari della vittima ( i due genitori, i due fratelli e la vedova) costituitisi parte civile.

Era il 18 agosto del 2014 quando Germini venne ucciso dal collega a cui la famiglia della moglie dava da lavorare da molti anni. L'assassino si fece accompagnare con una scusa sul greto del fiume Secchia. Qui, colpì più volte il 32enne e infine gli diede fuoco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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