«Multate sul bus senza avere il tempo di fare il biglietto», ma Seta le smentisce
Due ragazze hanno raccontato di essere state sanzionate subito dopo essere salite sul mezzo, ma la società ha smontato la loro versione dei fatti
REGGIO EMILIA. Intorno alle 18 di giovedì scorso, alla fermata di Porta Castello, cinque amiche adolescenti residenti nel Querciolese, rientrando a Ca’ Bertacchi, sono salite sull’autobus dalla porta posteriore. Insieme a loro, dalla porta anteriore, sono saliti anche tre controllori.
Montati a bordo, gli agenti hanno iniziato i controlli. Nel frattempo tre delle ragazze, sprovviste di biglietto, si sono dirette verso l’autista per effettuare il biglietto, esattamente come previsto dal regolamento di Seta.
Ludovica ha quindi raggiunto l’autista, accingendosi a comprare il biglietto mentre Nina e Alexandra sono state fermate dai verificatori che hanno contestato [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.14691639:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/01/10/news/multate-sull-autobus-seta-non-hanno-detto-la-verita-1.14691639]] loro il mancato titolo di trasporto. E, nonostante le due giovani abbiano dichiarato di essere appena salite e in procinto di comprare il biglietto dall’autista, sono state sanzionate. A evitare loro la multa non è bastato il fatto che l’autista, a detta delle ragazze, abbia confermato agli agenti quanto dichiarato dalle giovani.
Alla fermata successiva, le due sfortunate sono state poi invitate a scendere e per solidarietà hanno terminato la corsa anche le altre tre amiche. Nina e Alexandra hanno ricevuto una multa di 66,50 euro senza che le loro dichiarazioni siano state accolte né menzionate nel verbale. Questa vicenda però non è finita qui e, a stretto giro, sono arrivate anche le proteste dei parenti delle due multate.
«Come genitore di una delle ragazze fermate sull’autobus – ha sottolineato Maurizio Ferrari – vorrei fare una riflessione sul senso e sul significato delle sanzioni amministrative in una società civile. Quello che è capitato alle nostre figlie, porta a chiederci se l’obiettivo degli accertatori è di dare il più alto numero possibile di multe per fare cassa. Da qui nasce spontanea la domanda: i verificatori ricevono una percentuale in base alle multe che danno? Ovviamente, le categorie più facili da colpire sono i ragazzi, gli anziani e le persone in condizione di svantaggio sociale, che non sanno come difendersi».
«Mia figlia, che ha tentato invano di spiegare agli agenti che erano entrate tutte assieme – ha proseguito Ferrari – pur non avendo preso la multa è rimasta molto scossa da questo incidente e ne ha ricavato un senso di impotenza: “Con quelli lì non ci puoi parlare, non ascoltano niente, cosa potevamo fare papà?” mi ha raccontato».
Decisamente irritato anche un altro genitore, che ha protestato ufficialmente con la società di trasporti. «È una questione di principio – ha affermato Giovanni De Vito, papà di Nina – se le nostre figlie infrangono le regole, siamo i primi a rimproverarle e pagare le sanzioni, ma in questo caso gli accertatori hanno multato chi non era da multare. O si è trattato di una svista in buona fede o siamo di fronte a un atto di malafede che va chiarito. Ci sono inoltre altre due persone pronte a testimoniare, che conoscevano le ragazze e le hanno salutate prima che salissero sull’autobus».
Da qui, quindi, la decisione di inviare una lettera: «Abbiamo immediatamente inviato a Seta i moduli per chiedere l’annullamento dei verbali – ha continuato De Vito – appellandoci al buon senso. Adesso attendiamo la loro risposta ma siamo decisi ad andare fino in fondo, per chiarire questa spiacevole vicenda e auspicare che non capiti ad altri. Le due ragazze multate sono tornate a casa piangendo perché sanzionate ingiustamente e trattate da persone disoneste. È a loro che ora dobbiamo delle spiegazioni».
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