Decine di chiamate al 113 per la refurtiva recuperata
Novellara: le famiglie vittime di furti nella Bassa sperano di trovare i loro gioielli La polizia invita a mandare e-mail o a presentarsi con le denunce
Decine e decine di chiamate, e-mail, richieste di informazioni e aiuto, per capire se nel bottino recuperato dalla Squadra mobile ci sono ori e cimeli di famiglia che i ladri hanno rubato dalle proprie abitazioni. La notizia degli arresti da parte della polizia e il sospetto che i malviventi albanesi finiti in manette fossero parte di una banda che scorrazzava anche nella Bassa, ha scatenato la reazione delle tante, troppe, famiglie che in questi ultimi mesi sono state saccheggiate. E che ancora sperano di poter recuperare non tanto il valore economico di quanto gli è stato rubato, ma almeno di tornare in possesso di oggetti dall’alto significato affettivo.
«Ci vuole un po’ di pazienza, ma risponderemo a tutti» sono le parole del capo della Squadra mobile reggiana, il dottor Guglielmo Battisti che ha coordinato l’importante indagine.
Ci vorrà un po’ di tempo, dunque, per riuscire a scandagliare quel chilo e mezzo di ori recuperati dagli investigatori e verificare se davvero è possibile riattribuire ciascun oggetto al legittimo proprietario.
La modalità indicata dalla questura di Reggio Emilia alle vittime di furti degli ultimi tempi, è quella di scrivere una e-mail – all’indirizzo squadramobile.re@poliziadistato.it - corredata di denuncia del furto subìto. In questo modo, sarà possibile fare una prima scrematura dal confronto con la refurtiva descritta in sede di denuncia rispetto a quanto effettivamente recuperato dalla polizia.
Per chi non fosse così avvezzo all’utilizzo dei mezzi elettronici, la questura è aperta anche all’accoglimento delle stesse denunce attraverso il suo posto di guardia. Ma sconsigliano di utilizzare il telefono per farsi avanti. Si rischia di ingolfare i centralini della questura e gli stessi operatori che continuano a lavorare sul fronte della prevenzione del contrasto anche dei reati contro il patrimonio. Furti e rapine in primis, che tanto fanno male ai cittadini.
I tre albanesi arrestati - Darjel Prushi, 24 anni, Armando Dobrozi, 21, e Xhoni Leka, 20 - sono finiti in manette con l’accusa di ricettazione e furto in abitazione, al termine di un’operazione partita da Milano. Prushi, quando è stato fermato a Milano, aveva un marsupio con centinaia di monili in oro. Gli accertamenti hanno permesso di scoprire che nei giorni prima l’uomo era stato ospite della compagna a Novellara. Il sospetto è che parte dei furti possa essere stato commesso in zona. (el.pe)
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