«Grande Aracri ai vertici della ’ndrangheta»
La rivelazione arriva dalla Dda di Catanzaro dopo un triplice arresto: «Il boss fa da paciere fra clan»
REGGIO EMILIA. C’è ben di più sotto il triplice arresto – avvenuto ieri – di tre affiliati alla cosca Sia-Procopio-Tripodi che avrebbero tentato di ristabilire il loro controllo nel territorio di Soverato (Catanzaro).
Come sostengono gli investigatori, il fenomeno 'ndranghetistico su cui la Distrettuale antimafia di Catanzaro e le forze dell'ordine stanno lavorando per smantellare è una struttura unitaria e semiverticistica, il cui perno è nientemeno che il boss Nicolino Grande Aracri, diventato come rimarca il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto «l'ombelico della 'ndrangheta mediana e settentrionale».
Gli inquirenti hanno avuto conferma del ruolo di pacificatore, mediatore e dirigente su una serie di famiglie da parte di Nicolino Grande Aracri. Basti pensare che uno degli arrestati di quest’ultima operazione (battezzata "Showdown 3") cioè Massimilano Catanzariti, va dal boss di Cutro (e che per tre anni ha vissuto a Reggio Emilia) per farsi autorizzare a raccogliere soldi per sostentamento dei detenuti. Grande Aracri porta avanti una politica ben precisa: «Per ogni contrasto - spiega Luberto - per ogni autorizzazione, non vale la pena sparare. Perché sparare attira le forze dell'ordine, sparare porta a Showdown». E quindi conviene pacificare, compito che assume chi ha più autorità e meriti, come il boss di Cutro. Per questo motivo un ’ndranghetista va da lui a chiedere autorizzazione a raccogliere denaro per garantire solidarietà economica ai suoi affiliati e sodali.
«Dobbiamo abituarci – ha proseguito Luberto – a una 'ndrangheta che esubera quelli che sono gli ambiti di competenza distrettuale».
Nonostante gli arresti e le condanne, gli affiliati alla cosca Sia-Procopio-Tripodi avrebbero tentato di ristabilire il loro controllo nel territorio Soveratese. Ieri mattina i carabinieri del nucleo investigativo di Catanzaro unitamente a personale della compagnia di Soverato hanno tratto in arresto Cosimo Zaffino, Massimiliano Catanzariti e Massimiliano Sestito (quest'ultimo già detenuto ma ritenuto il capo della 'ndrina di Gagliato). I tre devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso. Sempre Luberto ha sottolineato come »sul territorio del Soveratese sia stato importante il lavoro di costanza e perseveranza portato avanti dai carabinieri e dai colleghi della Dda. Il pm Vincenzo Capomolla si è trovato a gestire un territorio che non aveva mai avuto un'affermazione di esistenza di una cosca di 'ndrangheta. La perseveranza ha avuto i suoi frutti grazie alla prima sentenza Showdown che ha riconosciuto l'associazione mafiosa contestata agli imputati appartenenti alla cosca Sia-Procopio-Tripodi.
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