Gazzetta di Reggio

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La cooperativa Unieco ha chiesto un nuovo concordato

di Enrico Lorenzo Tidona
La cooperativa Unieco ha chiesto un nuovo concordato

Reggio Emilia: depositata la procedura “in bianco” per blindare il patrimonio e dare il via libera alla sua cessione ai fondi immobiliari

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REGGIO EMILIA. Il rush finale è partito. Unieco ha depositato in tribunale una richiesta per accedere al concordato “in bianco”. Formula già usata in passato dalla Unieco e che consente di bloccare possibili azioni esecutive sul patrimonio da parte dei creditori, concedendo così il tempo - almeno 60 giorni - per portare a casa l’accordo tra i fondi Oxy e Attestor e Mps, banca più esposta con la coop delle costruzioni. La richiesta del concordato è un passaggio più tecnico che sostanziale. Dovrebbe portare a una successiva richiesta di ristrutturazione dei debiti, quella definitiva, che consentirà il passaggio del patrimonio di Unieco ai fondi, che garantiranno quindi il rientro a Mps, eliminando i 300 milioni di debiti della coop che potrebbe ripartire senza debiti e con un patrimonio di 25 milioni di euro circa.

Al di là della richiesta di concordato, il condizionale è d’obbligo visto che si tratta di un percorso in essere e con diversi punti oscuri. Prima di tutto c’è il braccio di ferro interno alla stessa cooperazione rossa. C’è chi punta alla liquidazione di Unieco, come chiesto dai revisori di Legacoop nazionale visto il default tecnico dei conti, con scorporo poi delle attività in una società terza che riunisca i rami sani delle coop di costruzioni crollate sotto il peso della crisi. C’è chi punta invece al rilancio in continuità di Unieco, come la sua presidente Cinzia Viani, con l’aiuto di un’altra parte di Legacoop, che con la società Demostene si offre di colmare il divario tra l’offerta dei fondi e quella di Mps, lontane qualche milione di euro ma in avvicinamento.

Lo stato di insolvenza di Unieco, come detto, è sfociato nei giorni scorsi nella richiesta di liquidazione coatta amministrativa al ministero allo Sviluppo economico. Operazione bloccata ora dalla richiesta di concordato “in bianco”, che giunge in tempi precisi e secondo una strategia ben determinata. L’obiettivo resta una ristrutturazione del debito sulla base di un nuovo 182 bis, strada più agevole e certificata per poter tagliare il traguardo del rilancio di Unieco, che viene tacciata però di restare a corto di patrimonio qualora ce la facesse. In realtà, più che di patrimonio, una volta senza debiti la coop dovrà pensare a riavviare la macchina delle commesse, che in questo periodo di transizione è andata avanti ma a singhiozzo. Il segnale più forte sul fronte della buona volontà è stato dato poi con il taglio di 170 posti di lavoro sui 340 dipendenti rimasti in organico, per un fatturato che potrebbe essere attorno ai 170 milioni di euro. Non proprio insignificante una volta messo a confronto con il panorama reggiano, dove restano coop come Tecton e gruppi come Sicrea in concorrenza con i privati.

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