«La sentenza è mite, ma va rispettata»
Delitto Germini, i legali della famiglia non chiederanno i danni. La difesa: confermata la nostra linea
CASTELNOVO MONTI. Quelle dopo la sentenza di Cassazione sono ore di dolore, come tante dopo l’uccisione di Andrea Germini, ma non di rabbia. La famiglia del 32enne, ucciso per gelosia dal compagno di lavoro, prende atto della decisione della Suprema corte che ha “bocciato” i ricorsi presentati dalla procura generale di Bologna e dalla procura di Reggio. Lunedì scorso la prima sezione penale ha confermato i 16 anni e 10 giorni di carcere per Fettah Abdelkebir, marocchino ora 34enne. «La famiglia ritiene la condanna troppo mite», spiega l’avvocato Angela Zannini che rappresenta la mamma del ragazzo ucciso, «ma le sentenze si rispettano e non intendiamo chiedere i danni in sede civile».
Una serenità d’animo confermata anche dall’avvocato Matteo Marchesini. «Speravamo che la sentenza venisse annullata», spiega il legale che ha rappresentato materialmente la famiglia davanti alla Suprema corte. «Così non è, ma il fatto di essere arrivati all’ultimo grado di giudizio per noi è un motivo di “tranquillità”. Prendiamo atto che la sentenza non ha vizi e il percorso logico seguito dal giudice Ghini è conforme alle norme giuridiche».
Il nordafricano è stato giudicato a Reggio Emilia con rito abbreviato. L’omicidio avvenne il 18 agosto del 2014. Germini venne ucciso dal collega a cui la famiglia della moglie dava da lavorare da anni. L'assassino si fece accompagnare con una scusa sul greto del fiume Secchia. Qui colpì più volte il 32enne e infine gli diede fuoco. In aula ha ammesso di aver premeditato l’omicidio del collega per motivi passionali: si era invaghito della moglie del compagno di lavoro e pensando di essere corrisposto. La confessione aveva portato il gup Ghini a ritenere le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Spazzata via la premeditazione e lo sconto di pena da applicare era arrivato ai 16 anni e 10 giorni di carcere. «Siamo soddisfatti del risultato raggiunto», dichiara Noris Bucchi, avvocato di Abdelkebir. «La sentenza premia l’impostazione data fin dall’inizio dalla difesa. E ora è arrivata anche la conferma della Cassazione».
Con la sentenza della Suprema corte si è concluso l’iter giudiziario dell’omicidio. Non ci sarà infatti la richiesta di risarcimento in sede civile. La Cassazione ha lasciato inalterata la provvisionale di 10mila euro accordata – in primo grado – a ciascuno dei familiari della vittima (i due genitori, i due fratelli e la vedova). La famiglia però non intende andare avanti. «Ci siamo costituiti parte civile solo per una questione morale», spiega l’avvocato Zannini. «Abdelkebir è nullatenente ma la decisione non è dovuta a questo motivo. Nessuno restituirà alla famiglia Andrea e i soldi non servono a nulla».
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