«Mutui bancari milionari investiti in minima parte»
Processo Aemilia: l’amministratore giudiziario svela la “fabbrica dei soldi” A Reggiolo costruiti solo “scheletri” di case, svanito il grosso dei finanziamenti
REGGIO EMILIA. Finanziamenti bancari da svariati milioni di euro e solo una minima parte di questi soldi sarebbero stati investiti per costruire villette ed appartamenti – su tutti, nel racconto del testimone, l’intervento urbanistico a Reggiolo (la “Corte Bolognesa” in via Aurelia) e a Sorbolo (Parma) – lasciando in mano a diversi imputati di Aemilia (titolari delle ditte che avevano ottenuto i mutui) cifre non indifferenti.
Ne ha parlato ieri diffusamente, per tutta la mattinata, nell’aula bunker l’avvocato palermitano 48enne Rosario Di Legami che, oltre ad essere piuttosto noto in campo nazionale per gli importanti sequestri antimafia seguiti nel tempo in territori difficili, da due anni è l’amministratore giudiziario di alcune società sequestrate nell’ambito della maxi inchiesta Aemilia.
Dalla testimonianza dell’amministratore giudiziario – coadiuvato nella specifica attività di Aemilia dal professionista sempre palermitano Giovanni Denaro (pure lui sentito ieri contemporaneamente come testimone) – è uscito un medesimo copione fatto di mutui bancari a dir poco ingenti e in gran parte non onorati da chi era al timone delle società edili, per non parlare delle costruzioni realizzate che sono solo “scheletri”, fra muri grezzi e rifiniture inesistenti. E sui monitor appaiono le foto di quelle abitazioni desolanti, all’esterno apparentemente in discreto stato, ma che le immagini poi degli interni mostrano in tutta la loro precarietà. Insomma, per completare quelle case e metterle sul mercato ci vorrebbero non pochi quattrini. Situazione edilizia disastrosa e dubbi grossi come macigni sulle relative operazioni finanziarie, sollecitano ben presto le domande del presidente Francesco Caruso che è anche costretto più volte a richiamare all’ordine i detenuti dentro le tre “gabbie”, perché rumoreggiano o commentano ad alta voce certe ricostruzioni dei due testimoni.
Il presidente Caruso chiede all’amministratore giudiziario delle valutazioni sulle concessioni così cospicue di mutui da parte delle banche e su quale strada possono aver preso i milioni di euro rimasti nel controllo di quelle società. L’avvocato Di Legami di ipotesi non ne ha fatte, ritenendo però queste valutazioni meritevoli di approfondimenti da parte degli inquirenti. Come dire che di cose da chiarire ve ne sono ancora tante sul piano investigativo. Nella lunga testimonianza spuntano anche due piani particolareggiati per lo stesso intervento urbanistico (la stranezza viene evidenziata nell’intervento immobiliare di Sorbolo), la sistematica pesantissima situazione debitoria delle società coinvolte, un’intricata rete di passaggi di quote societarie. In apertura d’udienza – rivelatasi poi poco partecipata come addetti ai lavori e pubblico presente – un detenuto ha chiesto che venisse sospesa l’udienza perché il forte mal di denti gli impediva di seguire le testimonianze. Non è stato ritenuto dalla Corte un motivo valido per far saltare la 53esima “tappa” del maxi processo.
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