Dislessia, primo passo condividere
“Come scegliere il percorso formativo” il tema al centro di un affollato incontro
REGGIO EMILIA. Non ci si trova di fronte a ragazzi svogliati o che non hanno le capacità di apprendere. Il fatto è che le persone affette da dislessia per leggere così come per fare i calcoli devono compiere uno sforzo superiore agli altri, o forse solamente diverso, ma sicuramente in maniera corretta. Solo nella nostra provincia (se consideriamo che la popolazione scolastica da 0 a 18 anni è di 80mila studenti) sono oltre 2mila i ragazzi che soffrono di dislessia nelle varie forme, con una percentuale che è circa il 3,2% sul totale degli studenti. E quello della scelta del percorso scolastico, in particolare alle superiori, è un problema che rischia di diventare un serio ostacolo all’apprendimento e al rendimento dei ragazzi.
E come scegliere il percorso formativo per i propri figli dislessici è stato il tema al centro della prima riunione dell’Associazione Italiana Dislessia che si è svolta nei giorni scorsi a Pieve Modolena, a cui hanno partecipato oltre una trentina di genitori e una ventina di ragazzi.
«È stato incoraggiante poter discutere con i genitori e con i loro figli dei fattori di protezione che favoriscono la crescita e lo sviluppo di questi ragazzi», ha commentato la presidentessa dell’Associazione Arcobaleno, Simona Tagliazucchi. Un problema, quello della dislessia, che oggi è possibile individuare con più facilità e sempre prima, mentre in passato molte persone dislessiche sembrava che, semplicemente, non fossero in grado di capire.
«Invece – spiega Lucia De Luca dell’Aid di Reggio – molto spesso si tratta di ragazzi che hanno capacità intellettive superiori alla media proprio perché nonostante le difficoltà riescono a completare gli studi».
L’incontro aveva appunto lo scopo di dare informazioni specifiche sul percorso scolastico, a partire dalla legge che riconosce questa specificità e in un quadro normativo che mette a disposizione di scuole e ragazzi strumenti definiti compensativi come ad esempio l’utilizzo del lettore vocale e le interrogazioni programmate per dare modo al ragazzo dislessico di prepararsi nei modi e nei tempi adeguati. Sono i cosiddetti bisogni educativi speciali «la cui assenza accresce la vulnerabilità dei ragazzi», è stato ribadito a più riprese.
La neo presidente della sezione Aid di Reggio Manuela Caraffi, ha ribadito come «questi incontri servano per fornire risposte ai tanti dubbi per molte famiglie ancora senza risposte e affrontare correttamente i disturbi di apprendimento che la dislessia comporta».
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