«La spending review ci strozza Sindaci, serve un moto d’orgoglio»
CANOSSA. «Basta spending review, i Comuni sono strozzati. Se si continua così il sistema implode». Il grido d’allarme viene da Luca Bolondi, sindaco di Canossa, alle prese, come molti suoi colleghi,...
CANOSSA. «Basta spending review, i Comuni sono strozzati. Se si continua così il sistema implode». Il grido d’allarme viene da Luca Bolondi, sindaco di Canossa, alle prese, come molti suoi colleghi, col pallottoliere in vista della stesura del bilancio. La scadenza è fine febbraio e, anche se è stata prorogata al 31 marzo, quasi tutti i Comuni hanno iniziato a soppesare le cifre. Cifre da lacrime e sangue, per l’ennesima volta. Il bilancio 2016 di Canossa è stato di tre milioni di euro: non sottoposti al patto di stabilità, essendo un borgo da 3.800 abitanti, e con parecchie opere eseguite negli anni d’oro.
«Con quei tre milioni l’anno scorso abbiamo contratto qualche mutuo per asfaltare le strade e ci siamo limitati a gestire l’ordinario: la maggior parte di quanto disponibile in cassa va in scuole, servizi agli anziani, quel minimo di viabilità, assistenza domiciliare, polizia municipale».
Ora, per il 2017, i desiderata del sindaco non sarebbero astronomici. «Se avessi la disponibilità economica, ripeto se, vorrei: sistemare le strade (abbiamo 54 chilometri di vie di montagna con situazioni pericolose, soprattutto nelle frazioni); mi piacerebbe ristrutturare la piazza, che attende da anni; servirebbe una tangenziale che arrivi solo fino a San Polo; e poi sarebbe bello vedere sorgere strutture ricettive nell’ambito della valorizzazione turistica, visto che Canossa ha avuto la fortuna di vedersi assegnati tre milioni euro per il castello». Invece, come negli ultimi due anni, la realtà ha tutt’altro registro: Bolondi si troverà a dover «limare 200 euro qui e 300 euro là, riducendo al massimo le spese, anche se ormai non c’è più nulla da tagliare». Le entrate sono ridotte al lumicino («gli oneri di urbanizzazione fino al 2011 a Canossa viaggiavano sui 400mila euro, ora sono crollati a 40mila euro»), le tasse non si possono alzare («giustamente, per carità»), fondi dalla Provincia non se ne parla («abbiamo perfino acquistato un escavatore: voglio che i cantonieri comunali eseguano piccole manutenzioni, perché qualsiasi affidamento esterno può essere proibitivo»), le Unioni funzionano ma introiti zero («la Val d’Enza è un’ottima Unione, ma le risorse sono sempre quelle messe sul tavolo dai singoli Comuni»). Infine, lo Stato è il grande assente. Non resta che ragionare per bandi. «Il che, però, significa affrontare la pratica burocratica, incaricare un esterno e spendere per un oneroso progetto: una progettazione ti costa almeno 30mila euro, poi rischi dopo un anno di sapere che sei stato escluso dal bando. Ci provi comunque: quest’anno abbiamo vinto un bando del Coni cui avevamo partecipato l’anno scorso per la ristrutturazione degli impianti sportivi, così potremo rifare la pista polivalente del centro sportivo e il pallone della struttura coperta, perché abbiamo azzardato un mutuo da 90mila euro. Ora bisognerebbe farne un altro per le strade, ma non si può perché i vincoli sull’indebitamento sono stringenti – prosegue Bolondi –. Oppure devi avere la ventura che una catena di grande distribuzione voglia costruire sul tuo territorio, e allora come contropartita ti fai realizzare opere. Però non siamo Reggio, chi costruisce a Canossa?»
Che fare, quindi? Bolondi indica la via del dibattito e della protesta. «Deve essere chiaro ai cittadini che noi siamo l’ultimo baluardo. Quello che non sopporto è l’idea di non lasciare nulla al mio Comune, di dovermi limitare a vivacchiare, di accontentarmi di non abbassare i servizi. Io non ci sto. Perciò chiedo ai miei colleghi sindaci: sono l’unico a pensarla così? E’ in questi momenti che bisogna unirsi, fare cordata, avere un sussulto d’orgoglio».
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