Gazzetta di Reggio

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Casa Bettola chiede carta bianca

di Luigi Vinceti
Casa Bettola chiede carta bianca

Gli attivisti che la occupano dal 2009 in trattativa con la Provincia: «Vogliamo una gestione diretta»

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo chiesto alla Provincia, proprietaria di Casa Bettola, che la ex casa cantoniera di via Martiri della Bettola n.6 venga considerata un bene ad uso civile collettivo e come tale sia concessa non tanto in affidamento o comodato a singoli cittadini, ma possa essere liberamente utilizzabile, attraverso un regolamento di uso civico, da quanti già vi operano. Il contatto con l'istituzione provinciale ci lascia sperare che ciò possa avvenire, così come si è già verificato in alcune altre città italiane. Gli ostacoli normativi possono essere superati».

Simone Armini, attivista di Casa Bettola, ha aperto con queste annotazioni, all'indomani del colloquio di mercoledì a Palazzo Allende con il segretario generale della Provincia Tirabassi e con il capo di gabinetto Cattani, l'illustrazione del progetto che riguarda l'edificio posto a sud della città subito dopo il ponte di San Pellegrino, in tutto circa 300 metri quadrati, occupato ormai da sette anni.

«È la terza volta nell'arco di sei mesi che dialoghiamo con l'amministrazione reggiana - ha aggiunto Armini - per formalizzare un riconoscimento che sia coerente con la natura del suo utilizzo. E per dar forza alla nostra tesi abbiamo invitato tre ospiti giunti dal Sud che possono testimoniare l'accordo per un analogo processo gestionale raggiunto in altri capoluoghi italiani.

La storia dell'immobile reggiano in realtà ha radici lontane. Perso il suo impiego storico è rimasto infatti per diversi anni vuoto in attesa di un acquirente. Il 2 giugno del 2009 è stato però occupato come abitazione di emergenza «da chi si era visto negare - è stato spiegato - il diritto ad una casa». Nel tempo ha però mutato sia i suoi abitanti che il suo aspetto: è stato infatti reso più accogliente con il lavoro di tante persone ed oggi ospita iniziative multiformi con tantissime persone che vi giungono anche dai quartieri limitrofi.

A sostenere che un siffatto utilizzo di Casa Bettola non sia assimilabile ad un normale rapporto contrattuale privato bensì costituisca una “gestione diretta di una proprietà pubblica con uso comune”, sono intervenuti Giuseppe Micciarelli, avvocato e ricercatore di Filosofia politica all'ateneo di Salerno, oltre alla napoletana Barbara Pianta Lopis e al docente di conservazione dei beni di Napoli Fabrizio Elvetico. I quali, ognuno secondo le proprie esperienze personali, hanno raccontato di questi nuovi modelli di gestione ad “uso civico urbano” attraverso forme di convivenza sociale avviate in varie località partenopee che hanno portato all'uso di spazi per quasi 70 mila metri quadrati e di analoghe esperienze effettuate alla Cavallerizza di Torino, a Palermo (Montevergine) e a Ferrara. Perché non a Reggio?

Basterebbe la decartolarizzazione del bene poi il suo riconoscimento di uso collettivo. Per i quattro ospiti tutto questo “si può fare”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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