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Ecco i cani antiveleno della Forestale dell’Arma

di Luca Tondelli
Ecco i cani antiveleno della Forestale dell’Arma

VENTASSO. Si chiamano Alma e Loba, sono rispettivamente un labrador e un pastore tedesco e sono i nuovi “agenti a 4 zampe” che prendono servizio nel territorio del Parco nazionale dell’Appennino...

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VENTASSO. Si chiamano Alma e Loba, sono rispettivamente un labrador e un pastore tedesco e sono i nuovi “agenti a 4 zampe” che prendono servizio nel territorio del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano grazie al Progetto Life Mirco, per lo studio e la protezione del patrimonio genetico del lupo.

La fase di confluenza di competenze e personale del Corpo Forestale dello Stato nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri sta comportando un momento di assestamento, ma anche alcune innovazioni importanti. Il Corpo Forestale dello Stato, ancor prima di diventare formalmente il nuovo Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri, aveva avviato in tutta Italia l’introduzione di nuovi cani. I due arrivati a Ligonchio affiancheranno gli agenti dei carabinieri nella lotta all'avvelenamento della fauna selvatica, una delle forme più subdole di bracconaggio, vera piaga soprattutto in alcune aree appenniniche.

I cani antiveleno sono in grado di fiutare esche, bocconi, carcasse e tutto ciò che può essere pensato per avvelenare lupi, volpi, tassi ma anche cani e gatti e più in generale tutti quegli animali la cui dieta è a base di carne o onnivora. I due nuovi cani offriranno un contributo per la bonifica del territorio e per le indagini per perseguire i colpevoli. Il Parco Nazionale e i propri agenti hanno messo inoltre a disposizione Alma e Loba anche per intervenire ovunque siano segnalati episodi di avvelenamento certo o presunto.

«I nuclei antiveleno costituiscono un tassello importante dell'attuale trasformazione del Corpo Forestale in specialità dei carabinieri, cioè come unità completamente dedicata all’ambiente nelle sue molteplici sfaccettature» spiega Giuseppe Piacentini, capo del Coordinamento Territoriale Ambiente del Parco Nazionale Tosco Emiliano.

«I nostri cani sono stati addestrati in Spagna dove la Guardia Civil ha istituito i primi nuclei antiveleno. I bocconi avvelenati costituiscono un problema per una corretta gestione faunistica ma anche per la sicurezza pubblica nei contesti antropizzati – conclude Piacentini – I due nuclei antiveleno possono coprire tutto il territorio regionale perché dotati anche di automezzi e di personale idoneo. Contro il bracconaggio si chiede la collaborazione di tutti per denunciare i casi o richiedere una ispezione: cittadini, associazioni agricole, venatorie e ambientaliste, escursionisti e sportivi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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