Reggio Emilia: cadute per il gelo, pronto soccorso nel caos
Picco di accessi in città e in provincia, con il personale richiamato in servizio per affrontare l'emergenza
REGGIO EMILIA. Alle ore 10.30 il tabellone del triage del Santa Maria Nuova ha indicato il numero di accessi in emergenza-urgenza: 146. Qualche ora dopo, alle 15, si è raggiunta quota 247 (+274% rispetto al giorno precedente), 125 dei quali sono stati medicati e dimessi e 20 hanno avuto necessità di ricovero (di questi solo 8 a causa di traumi da caduta). I reggiani, ieri mattina, causa lastre di ghiaccio, sono finiti per terra: scivolamenti, cadute, ferimenti. Ai quali si sono aggiunti i tamponamenti, le uscite di strada e gli incidenti, sempre a causa del ghiaccio. Ferite lievi, beninteso: nella stragrande maggioranza dei casi fratture agli arti o traumi cranici.
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Ma il fenomeno di massa, che ha colto i reggiani impreparati, è bastato per mandare in tilt il pronto soccorso dell’arcispedale e degli altri nosocomi, presi d’assalti dall’eccessivo numero di feriti. Una Caporetto, fotografano solo in parte la giornata fuori dell’ordinario.
Nella fascia oraria dalle 6 alle 12 eseguiti al Santa Maria eseguiti 220 esami radiologici, con un’attesa di altre 100 persone. Richiamato tutto il personale in servizio per potenziare il triage e i tre ambulatori supplementari aperti per l’occasione: 4 medici, 7 infermieri, 4 operatori al mattino, 6 infermieri e un operatore al pomeriggio, più 5 tecnici e 3 ausiliari in radiologia. Al pronto soccorso ortopedico due medici e due infermieri aggiuntivi, per le sedute operatorie dedicate alle urgenze traumatologiche di ieri e di oggi.
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Non è andata meglio negli ospedali della provincia: alle 15 la situazione a Correggio e Guastalla si è normalizzata, a pieno regime Montecchio, in affanno quello di Scandiano, che ha registrato il maggior afflusso. All’interno degli ospedali sono stati distribuiti generi di conforto (acqua, the, biscotti) alle persone in attesa per ore; l’attività chirurgica e radiologica programmata per la giornata di ieri e dei prossimi giorni è stata sospesa, per consentire di smaltire l’arretrato.
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Al Santa Maria partire dalle 7 il pronto soccorso ha cominciato ad affollarsi di feriti con braccio al collo (tra questi anche l’ex sindaco di Ligonchio Giorgio Pregheffi) e gambe doloranti. Entro la prima mattinata l’emergenza dell’arcispedale ha assunto l’aspetto di un porto di mare alle prese con uno smistamento mai visto: richiamato l’intero personale medico e paramedico, barelle e sedie a rotelle introvabili, ambulatori aperti per carenza di spazi, pazienti in attesa perfino nei corridoi di radiologia, via vai di agenti polstrada, municipale, carabinieri, volontari dell’assistenza che si sono fatti largo tra i feriti. All’esterno del pronto soccorso cinque ambulanze si sono contese lo spazio. «E’ un macello - hanno affermato due anziani volontari della Croce rossa - siamo intasati, così come la centrale operativa. Di solito abbiamo una sola ambulanza, oggi ne sono in servizio tre e non bastano. Sono saltate le competenze territoriali».
«Tutti traumi per caduta - dicono i volontari della Croce Verde - C’è stato un momento in cui avevamo 80 servizi in coda». All’ingresso, giovani barellieri accorrono a destra e manca. «Io ero di servizio presso alla casa di riposo, sono stato richiamato perché mancava il personale operativo - racconta il barelliere Fabio Esposito - siamo senza barelle e sedie a rotelle, abbiamo dovuto andarle a recuperare nei singoli reparti».
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