Unicredit, Manodori a secco: le fondazioni affilano le armi
Gli enti bancari soci di Unicredit vogliono un rappresentante nel cda. La fondazione reggiana non riuscirà a partecipare per intero all'umento di capitale
REGGIO EMILIA Le fondazioni bancarie socie di Unicredit vogliono un rappresentante nel cda. La reggiana Fondazione Manodori, CariVerona, Crt, Carimonte, CrTiestre, Cassamarca e Fondazione Sicili stanno “subendo” la maxi ricapitalizzazione da 13 miliardi di Unicredit. Ieri, al pari di quasi tutti gli azionisti, hanno dato il loro via libera per l’aumento di capitale da 13 miliardi di euro.
Una quarantina di milioni sarebbero appannaggio della Manodori, che non ha però le risorse sufficienti anche in vista del blocco del dividendo per quest’anno. Una paio di milioni di euro che verranno meno mettendo in ulteriore crisi l’ormai ex cassaforte reggiana. Le fondazioni hanno tutte scarse risorse e una quota totale attorno al 9% di Unicredit. Ieri hanno iniziato consultazioni per ritagliarsi un nuovo ruolo. L'idea è quella di fare fronte comune per avere almeno una rappresentanza in cda visto che l'aumento cambierà definitivamente la geografia degli azionisti.
Un segnale anche all’ad Jean Pierre Mustier che vede però «risposte positive» dal mercato sull'operazione di aumento del capitale che conta di realizzare nei primi mesi del 2017. Il tempo ha la sua importanza perché il gruppo a marzo deve fare fronte al pagamento degli interessi sui 2,5 miliardi di euro di strumenti Tier1 e, nel caso l'operazione non dovesse rispettare le scadenze, come ha ammesso in una comunicazione su richiesta Consob, potrebbe non corrispondere le cedole e finire sotto i livelli minimi di capitale. (e.l.t.)
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