Droga, pena dimezzata all’ex di Matteo
Attenuante della collaborazione per Silvia Raso. Limata di un mese la condanna a Montruccoli, nei guai pure per le armi
QUATTRO CASTELLA. Alleggerite ieri nel tardo pomeriggio dalla Corte d’appello di Bologna le condanne nei confronti dei due ex fidanzati Matteo Montruccoli (40 anni) e Silvia Raso (43 anni), finiti nei guai per spaccio di cocaina e marijuana (quasi tre chili di droga trovati nell’abitazione dell’uomo e in un box per cavalli) durante le indagini per l’omicidio di Marco Montruccoli che avvenne il 2 febbraio 2015 nell’appartamento di Forche di Puianello al culmine di una lite fra i due fratelli Montruccoli e gli albanesi Fatmir Hykaj e Daniel Tufa (i due giovani stranieri sono attualmente sotto processo per omicidio in Assise a Reggio).
Rispetto a quanto deciso in primo grado dal gup Antonella Pini Bentivoglio – i due ex fidanzati hanno entrambi optato per il rito abbreviato – la Corte d’appello è intervenuta ieri più vistosamente sulla pena nei confronti della donna che è stata praticamente dimezzata: la Raso è stata infatti condannata a 2 anni e 2 mesi e 20 giorni di reclusione (rispetto ai 4 anni comminati a Reggio). Come rimarca – a fine udienza – l’avvocato difensore Fabrizio Fornaciari, la Corte ha riconosciuto alla 43enne l’attenuante della collaborazione. Un taglio netto alla pena accolto con soddisfazione dalla Raso, presente all’udienza come del resto anche Montruccoli. A quest’ultimo – a cui è contestato anche il possesso di una pistola Beretta claibro 7,65 con matricola abrasa e 15 proiettili (rinvenuti dai carabinieri in una siepe nei pressi dell’abitazione di Forche di Puianello in cui la lite finì nel sangue) – la pena è stata diminuita in maniera più contenuta dal collegio giudicante di secondo grado, in quando è stato “scontato” solo un mese di reclusione ai 6 anni di carcere decisi dal gup Pini Bentivoglio nel novembre di due anni fa. L’avvocato difensore Marco Fornaciari – contattato in serata dalla Gazzetta – non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
In primo grado Montruccoli aveva voluto ricostruire la sua posizione, specificando che i due albanesi avevano voluto punirlo perchè si era deciso di smettere di spacciare la droga per conto loro, rimarcando che quel notevole quantitativo trovato a Viano era di proprietà dei due. Aveva spiegato di avere deciso di smettere di spacciare perchè, con la nuova fidanzata, considera d’aver trovato il vero amore, per poi sottolineare che per il suo errore ha già pagato molto duramente con la morte del proprio fratello.
Nell’udienza felsinea il procuratore generale Umberto Palma aveva, invece, chiesto ieri un aggravamento di pena di due mesi di reclusione per entrambi gli imputati, ma i giudici sono stati di diverso avviso. Fra tre mesi le motivazioni della sentenza.(t.s.)
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