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«Ci mancano oltre 300mila euro l’unica via d’uscita era la fusione»

di Ambra Prati
«Ci mancano oltre 300mila euro l’unica via d’uscita era la fusione»

Il sindaco Paolo Cervi fa i conti con i tagli dello Stato: «I risparmi che potevamo fare li abbiamo fatti Se non riusciremo a recuperare risorse senza modificare i servizi, dovremo fare scelte più drastiche»

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CAMPEGINE. «Mancano all’appello 300mila euro. Per un Comune piccolo come il nostro, appena sopra i cinquemila abitanti, è una cifra ingente. Sarà un bilancio molto complicato, come immaginavamo e come ci ha abituato il trend di questa congiuntura economica. Un anno più difficile del solito».

Paolo Cervi, sindaco di Campegine, condivide le preoccupazioni già espresse dai colleghi della Val d’Enza, in particolare Luca Bolondi di Canossa – che in una intervista alla Gazzetta ha lanciato il grido d’allarme e ha chiesto un moto d’orgoglio per invertire la tendenza – e Gianni Maiola di Gattatico, alle prese con un “buco” da 242mila euro.

E, mentre l’Unione Val d’Enza ha approvato il bilancio (ma «l’onere della quadratura spetta al Comune; il bilancio dell’Unione è una conseguenza», precisa Cervi), i primi cittadini stanno soppesando le somme d’insieme: il quadro dei tagli è ancora da definire, visto che il termine ultimo per chiudere il bilancio è fine febbraio con proroga al 31 marzo, ma quello che è chiaro è che sarà l’ennesimo bagno di sangue.

«Noi avevamo già denunciato la fatica di chiudere i conti – spiega Cervi –. Quest’anno mancano risorse; vedremo se riusciremo a recuperarle con tagli che non modifichino i servizi o se dovremo fare scelte più drastiche. Le somme mancanti sono determinate da diverse voci che incidono negativamente. A volte basta poco per sforare. Nel nostro caso, è sufficiente un lieve aumento non prevedibile dei disabili per determinare risorse aggiuntive. E non c’è modo di razionalizzare, perché si tratta di assicurare un sostegno con un tot di ore a persona. Inoltre, c’è il tema dell’Imu: i trasferimenti statali non sono ancora stati confermati, ma significherebbero altri 100mila euro da recuperare».

Un déjà vu di coperta corta che si scontra ancora una volta con la necessità di assicurare servizi essenziali.

«Le esigenze dei cittadini non calano, i tagli alla spesa che potevamo fare li abbiamo già fatti – prosegue Cervi –. Avevamo lanciato la possibile via d’uscita, vale a dire la fusione, ma è stata bocciata dalla popolazione». Ora occorre inventarsi qualcosa per far quadrare i conti: come recuperare i finanziamenti necessari resta, al momento, un’incognita. «Se qualcuno ha idee su dove trovare fondi, lo ascoltiamo volentieri. Noi facciamo quello che è possibile fare nelle condizioni date. È chiaro che si arriverà anche a fare scelte dolorose, perché il barile degli efficientamenti e delle razionalizzazioni è stato raschiato, almeno a Campegine. Sono stati prosciugati tutti i rivoli dei singoli settori. A mio avviso non resta che assumere scelte politiche».

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