Cosa e come funzionano questi strumenti di retribuzione
Dopo la decisione della Consulta, che ha dato il via libera a due dei referendum in materia di lavoro – su voucher e responsabilità solidale per gli appalti – e bocciato invece il quesito sulle...
Dopo la decisione della Consulta, che ha dato il via libera a due dei referendum in materia di lavoro – su
voucher e responsabilità solidale per gli appalti – e bocciato invece il quesito sulle modifiche all’articolo 18 relative ai licenziamenti illegittimi introdotte con il Jobs act, la consultazione referendaria secondo quanto prevede la legge dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni anticipate: in questo caso, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l’iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano “congelati” fino all’anno successivo. I voucher sono stati introdotti dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, e disciplinati dal decreto legislativo 276/2003, per regolare le attività lavorative di tipo accessorio e di natura occasionale. Dovevano servire soprattutto in agricoltura per remunerare studenti, pensionati, casalinghe durante la vendemmia. I voucher sono entrati in funzione nel 2008 in modo sperimentale. Poi, negli anni, sono stati estesi a sempre più settori e lavoratori: il lavoro domestico, le lezioni private, il turismo e il commercio sono stati i primi. Dal 2009 con il governo Berlusconi l’uso è stato esteso anche alle amministrazioni pubbliche, a edilizia, industria e trasporto. Durante il governo Renzi con il Jobs Act è stato elevato da 5.000 a 7.000 euro il tetto massimo di voucher percepibili dal lavoratore in un anno, e sono stati inseriti i voucher baby sitter da utilizzare al posto del congedo maternità. Esistono 2 tagli di voucher: da 10 e da 50 euro. Il valore non corrisponde alla paga oraria, in quanto l’ammontare del compenso è deciso autonomamente dalle parti. Del valore nominale del voucher resta al lavoratore il 75%. Il restante 25% è destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% all'Inail e il 5% per la gestione del servizio. Il canale più comune dove acquistare i voucher sono i tabaccai abilitati, che provvedono anche a monetizzarli per il lavoratore attraverso uno dei circuiti bancari scelto dal datore di lavoro. Dal 2008 ad oggi i voucher hanno avuto a livello nazionale una crescita straordinaria. Oltre 145 milioni ne sono stati venduti nel 2016, con un aumento del 26,3% sul 2015. Una percentuale che diventa esponenziale (+27.000%) se si raffrontano i buoni-lavoro venduti nel 2008, 535.985, e quelli nel 2016 (esattamente 145.367.954, dati Uil).
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