Le offrirono un passaggio, poi lo stupro
Sette anni dopo finisce in cella un 27enne, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Agì assieme a un ragazzo minorenne
Due chiacchiere al bar. Una battuta. Un’amicizia che si stringe così. Spontanea, naturale. Al punto che, quando è il momento di rientrare, non risulta strano sentirsi offrire un passaggio, tantomeno accettare. Ma quella volta la fiducia fu purtroppo realmente malriposta. Perché la giovane rimase vittima di una brutale violenza sessuale. Oggi, quasi sette anni dopo, uno dei suoi aguzzini è finito in cella, dal momento che la pena di quattro anni e sei mesi inflitta dal giudice è diventata definitiva.
Era il maggio del 2009 quando avvenne l’episodio. Teatro del primo incontro, un bar in un centro della Val d’Enza.
Qui una ragazza che all’epoca aveva appena 20 anni era seduta con un’amica. Chiacchiere e risate alle quali si aggiunsero due giovani, uno dei quali, tra l’altro, minorenne. Sembrava una serata come tante. Un incontro simpatico. Di cui l’indomani parlare tra amiche. Quando una di queste si era diretta a casa, i due ragazzi si offrirono di accompagnare loro l’altra giovane. Lei disse di sì e salì sull’auto, nei sedili posteriori. Lungo il tragitto, però, il clima cambiò. Le mani del più giovane iniziarono ad allungarsi verso la ragazza. Intanto, il ragazzo alla guida, invece di procedere verso l’abitazione della 20enne, si diresse verso una zona isolata, nei pressi del greto del fiume Enza, tra Montecchio e Montechiarugolo.
Uscirono dall’auto. Qui, la giovane – secondo quanto riferì in seguito alle forze dell’ordine – cercò di fuggire. Ma la sua fuga nel buio coi due aguzzini alle calcagna finì presto. Lei inciampò, cadde. Il più giovane la tenne bloccata, iniziò la violenza sessuale.
Quello che accadde dopo furono ore di paura e vergogna. La vittima inizialmente non disse niente a nessuno. Si tenne quel segreto nell’animo. Sino a quando riuscì finalmente a liberarsi di quel peso confidandosi con la mamma.
Ne seguì la denuncia ai carabinieri. Scattarono le indagini che portarono alla identificazione dei due ragazzi, anche loro entrambi residenti in Val d’Enza.
Per il più giovane, il caso fu trattato dalla Procura dei minori di Bologna, competente data la minore età. Per il più grande e già maggiorenne, invece, procedette la Procura ordinaria.
La Corte d’Appello di Bologna lo ha condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale di gruppo.
La sentenza, dopo l’inammissibilità al ricorso dichiarata dalla Corte di Cassazione, è divenuta esecutiva proprio in questi giorni. In conseguenza di questo, l’Ufficio esecuzioni penali della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bologna ha emesso l’ordine di carcerazione nei confronti del giovane, che oggi ha 27 anni. I carabinieri della stazione di San Polo, competenti territorialmente, lo sono andati a prendere a casa per dare esecuzione al provvedimento. Ora il giovane è finito in carcere per scontare la pena.
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