Nel Pd parte la crociata contro i voucher
A lanciarla l’assessore Mirko Tutino: «Se non sarà fatta una norma che li abolisce, farò campagna elettorale con i sindacati»
REGGIO EMILIA. «Se il Pd e il centrosinistra vogliono ritornare ad essere credibili non devono più esserci ambiguità sui temi del lavoro. Tante persone di centrosinistra hanno votato No al referendum costituzionale o hanno scelto i 5 Stelle alle ultime amministrative proprio perché non accettano che il Pd sia l’alfiere della precarietà». E ancora: «Ad oggi i committenti dei voucher non hanno alcun limite». E infine: «Non stiamo parlando solo di strumenti giuridici o di normative: parliamo di un’idea di società e del lavoro come forma di realizzazione, di espressione di libertà. Il sostegno ai progetti di vita delle persone, indipendentemente dalla loro condizione di partenza, deve essere la priorità di qualsiasi forza socialista e progressista». Dopo la decisione della Consulta, che ha dato il via libera a due referendum su tre in materia di lavoro targati Cgil, anche nel Pd reggiano si apre il dibattito sull’utilizzo e l’abrogazione dei voucher in vista del voto previsto tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.
A lanciare la crociata contro questo discusso strumento di retribuzione è l’assessore comunale, Mirko Tutino, da sempre voce critica all’interno del Partito democratico reggiano, fra i pochi sostenitori delle ragioni del No al referendum costituzionale di dicembre scorso e referente locale del governatore toscano, Enrico Rossi, in funzione del prossimo congresso nazionale Pd.
«Il lavoro è uno strumento per realizzare il proprio progetto di vita, non può essere oggetto di ricatto – afferma Tutino – Per questo, sosterrò qualsiasi iniziativa per abolire i voucher. La cronaca recente ci dice che vengono usati per qualsiasi lavoro, senza alcun limite. Abbiamo trovato autisti di autobus di linea, in servizi subaffidati ad aziende private, assunti con voucher. Sono stati usati da alcuni grandi catene per sostituire lavori in sciopero o per gli stagionali che prima erano più garantiti usando il “tempo determinato”. Tutto ciò è avvenuto nella nostra regione, una terra costruita sul rispetto per il lavoro».
Secondo Tutino, «dobbiamo porre fine a simili distorsioni, dimostrare che il centrosinistra ha ancora un’anima capace di guardare a chi lavora sotto ricatto, a chi vorrebbe che le fatiche quotidiane fossero un modo per garantirsi un futuro e non per garantire profitto a chi ha già accumulato. Ad oggi invece i committenti dei voucher non hanno alcun limite. La stessa Inps ci dice che per il lavoratore non c’è alcun diritto sia in termini di retribuzione, più bassa a parità di lavoro svolto. Non esiste disoccupazione, diritto di maternità, ferie. Ed è falso che abbia fatto emergere del lavoro nero, i dati ci dicono che non si è ridotto e chi oggi paga con i voucher prima usava forme con più garanzie. Lavoro occasionale per lavori che invece si ripetono nel tempo».
Un argomento che agita da settimane il Partito democratico, soprattutto a livello nazionale, alle prese con un diffuso calo nel tesseramento e con legami sempre più sfaldati tra partito e Cgil, il sindacato promotore del quesito referendario, per il quale ha raccolto circa 3,3 milioni di firme in tutta Italia.
Una partita attualmente nelle mani del governo Gentiloni, nella quale – in attesa di una presa di posizione ufficiale del Pd reggiano – Tutino ha già deciso da che parte schierarsi, giocando d’anticipo: «Bisogna decidere se ci schieriamo dalla parte di chi vuole speculare sul lavoro o dalla parte di chi vive del proprio lavoro – attacca – io non ho dubbi, e se non sarà fatta una norma che abroga i voucher prima del referendum, voterò per la loro abolizione e farò campagna elettorale insieme ai sindacati. Va infatti considerata la vera e propria “bomba ad orologeria” rappresentata dai voucher: più si usano oggi, riducendo al minimo i contributi previdenziali, più sarà difficile pagare le pensioni in futuro. Si salverà chi oggi è più garantito perché entrato nel mondo del lavoro quando era meno precario, si salverà chi ha redditi più alti e può pagare pensioni integrative».
Secondo gli ultimi dati Cgil, si stima che i lavoratori reggiani che hanno utilizzato i voucher siano stati circa 3.500. E l’utilizzo dei voucher a Reggio Emilia è molto diffuso nel settore manifatturiero.
Ma non c’è il rischio che il referendum sancisca in qualche modo la volontà degli elettori di mantenere questo strumento di retribuzione?
«Bisogna stare attenti – osserva l’assessore – Come priorità mi concentrerei su una grande mobilitazione sociale e politica per portare il Parlamento a votare l’abolizione dei voucher. Il referendum può essere un’arma a doppio taglio: come avvenuto in passato, i conservatori dello status quo possono far leva sul l'indifferenza per non raggiungere il quorum e lasciare tutto così com’è. E perdere questa battaglia sarebbe devastante».
Per questo, afferma Tutino, «Gentiloni dovrebbe aprire un confronto con tutte le rappresentanze del lavoro e trovare un accordo, cambiando rotta sia nel merito che nel metodo». Quanto al quesito referendario sugli appalti, «lo Stato e gli enti pubblici hanno anche il dovere di rivedere negli appalti i costi minimi dei servizi affidati. Parte della precarietà non regolare nasce proprio nel pubblico».
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