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Cinque pietre di inciampo per le vittime del nazismo

di Adriano Arati
Cinque pietre di inciampo per le vittime del nazismo

Posizionati i piccoli monumenti a memoria dei deportati di Castelnovo Monti Presente una delegazione dalla Turingia dove morirono tanti montanari

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CASTELNOVO MONTI. Un legame sempre più forte con una delle storie più cupe della seconda guerra mondiale, quella di deportazioni e morti in prigionia. Ieri mattina a Castelnovo Monti – grazie al progetto provinciale curato dall’istituto storico Istoreco – sono state posate altre cinque pietre d’inciampo, i piccoli monumenti diffusi in tutta Europa per ricordare le vittime del nazismo nell’ultimo luogo dove hanno vissuto libere.

Nel caso castelnovese, come già dodici mesi fa , l’omaggio è andato a civili catturati durante rastrellamenti nazisti favoriti dai fascisti italiani. Giovani uomini spediti in Germania a lavorare come schiavi nelle fabbriche necessarie per mantenere viva l’enorme macchina bellica costruita dal nazismo. Tanti di questi montanari sono morti là, a oltre mille chilometri da casa, fucilati, uccisi dalla fame, dalla malattia o dai bombardamenti. Per i nazisti queste persone erano puro materiale lavoro.

Uno dei luoghi da dove sono transitati, e scomparsi, più montanari è Khala in Turingia, sede di un’enorme stabilimento per la costruzione di parti di aerei militari. Ieri, per rafforzare il rapporto fra i due paesi, alla cerimonia hanno preso parte l’attuale sindaco di Kahla, Claudia Nissen-Roth, accompagnata dal consigliere comunale Arnim Bachmann e da Markus Gleichmann dell’associazione Walpersberg. Uno scambio di visite iniziato in autunno, quando una delegazione castelnovese aveva visitato la Turingia in occasione della posa delle pietre per alcuni ebrei residenti a Kahla.

Le pietre d’inciampo sono piccoli cubi di ottone, sistemati in rialzo dal terreno, ideati dall’artista tedesco Gunter Demnig. L’idea è che questi oggetti facciano inciampare: chi si girerà per capire qual è l’ostacolo, si troverà di fronte nomi e date di vittime di una tragedia enorme. Tutte sistemate personalmente da Demnig, le pietre sono presenti in 21 paesi europei e dal 2015 anche nel reggiano, grazie al lavoro di Istoreco, che coinvolge nella ricerca sulle varie storie gli studenti delle scuole superiori che poi faranno il Viaggio della Memoria.

Così è stato nel 2016 per le prime pietre castelnovesi, assieme agli istituti Cattaneo e Mandela. E la formula è stata replicata in questo 2017 con altri cinque omaggi.

Il primo è stato sistemato di fronte all’isolatissima casa di Roberto Carlini, in una piccola borgata vicino a Gombio. I parenti di Carlini hanno accolto il gruppo delle pietre, ed un vecchio amico ha raccontato il giorno del rastrellamento, da lui vissuto come giovanissimo testimone. Da lì si è passati al Fariolo per Dino Peretti: qui ha parlato la figlia dello scomparso, ed è stato presentato l’omonimo nipote, chiamato così in omaggi al nonno. L’ultima tappa è arrivata nel cuore di Castelnovo, di fronte al “grattacielo” di Isolato Maestà, per il tributo a Pierino Ruffini, Renato e Anselmo Guidi.

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