Cinque pietre di inciampo per le vittime del nazismo
Posizionati i piccoli monumenti a memoria dei deportati di Castelnovo Monti Presente una delegazione dalla Turingia dove morirono tanti montanari
CASTELNOVO MONTI. Un legame sempre più forte con una delle storie più cupe della seconda guerra mondiale, quella di deportazioni e morti in prigionia. Ieri mattina a Castelnovo Monti – grazie al progetto provinciale curato dall’istituto storico Istoreco – sono state posate altre cinque pietre d’inciampo, i piccoli monumenti diffusi in tutta Europa per ricordare le vittime del nazismo nell’ultimo luogo dove hanno vissuto libere.
Nel caso castelnovese, come già dodici mesi fa , l’omaggio è andato a civili catturati durante rastrellamenti nazisti favoriti dai fascisti italiani. Giovani uomini spediti in Germania a lavorare come schiavi nelle fabbriche necessarie per mantenere viva l’enorme macchina bellica costruita dal nazismo. Tanti di questi montanari sono morti là, a oltre mille chilometri da casa, fucilati, uccisi dalla fame, dalla malattia o dai bombardamenti. Per i nazisti queste persone erano puro materiale lavoro.
Uno dei luoghi da dove sono transitati, e scomparsi, più montanari è Khala in Turingia, sede di un’enorme stabilimento per la costruzione di parti di aerei militari. Ieri, per rafforzare il rapporto fra i due paesi, alla cerimonia hanno preso parte l’attuale sindaco di Kahla, Claudia Nissen-Roth, accompagnata dal consigliere comunale Arnim Bachmann e da Markus Gleichmann dell’associazione Walpersberg. Uno scambio di visite iniziato in autunno, quando una delegazione castelnovese aveva visitato la Turingia in occasione della posa delle pietre per alcuni ebrei residenti a Kahla.
Le pietre d’inciampo sono piccoli cubi di ottone, sistemati in rialzo dal terreno, ideati dall’artista tedesco Gunter Demnig. L’idea è che questi oggetti facciano inciampare: chi si girerà per capire qual è l’ostacolo, si troverà di fronte nomi e date di vittime di una tragedia enorme. Tutte sistemate personalmente da Demnig, le pietre sono presenti in 21 paesi europei e dal 2015 anche nel reggiano, grazie al lavoro di Istoreco, che coinvolge nella ricerca sulle varie storie gli studenti delle scuole superiori che poi faranno il Viaggio della Memoria.
Così è stato nel 2016 per le prime pietre castelnovesi, assieme agli istituti Cattaneo e Mandela. E la formula è stata replicata in questo 2017 con altri cinque omaggi.
Il primo è stato sistemato di fronte all’isolatissima casa di Roberto Carlini, in una piccola borgata vicino a Gombio. I parenti di Carlini hanno accolto il gruppo delle pietre, ed un vecchio amico ha raccontato il giorno del rastrellamento, da lui vissuto come giovanissimo testimone. Da lì si è passati al Fariolo per Dino Peretti: qui ha parlato la figlia dello scomparso, ed è stato presentato l’omonimo nipote, chiamato così in omaggi al nonno. L’ultima tappa è arrivata nel cuore di Castelnovo, di fronte al “grattacielo” di Isolato Maestà, per il tributo a Pierino Ruffini, Renato e Anselmo Guidi.
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