Il supertifoso Poli «I medici di Guastalla mi hanno salvato»
Incidente domestico per il tifoso simbolo del Brescello calcio «Oltre tre ore in sala operatoria per “riattaccarmi” la mano»
BRESCELLO. Ieri non era sugli spalti dello stadio di Collecchio a seguire il suo Brescello, ma non perché stia male. «Non me la sentivo di guidare, ma il peggio è passato», spiega Agostino Poli, 81 anni, agricoltore meglio conosciuto come il “supertifoso”. Da sempre presente allo stadio Morelli, e per anni dirigente della squadra «senza mai ricevere una lira», Poli è rimasto vittima due mesi fa di un incidente domestico. Ha rischiato di perdere l'uso della mano destra ma «grazie ai meravigliosi medici di Guastalla» si avvia verso la guarigione.
Lo scorso 19 novembre per Poli è stato un giorno difficile. Stava facendo dei lavori domestici quando un flessibile è saltato in aria e lo ha colpito alla mano destra. Un incidente serio: l’attrezzo gli ha tranciato tendine e flessori. Dalla sua casa è stato portato al pronto soccorso di Guastalla e da qui nel reparto di Ortopedia e traumatologia. «Mi hanno operato subito - ricorda Poli – Più di tre ore di intervento. È andato tutto bene e i medici sono soddisfatti».
«I tempi di guarigione sono ancora lunghi, ma la ferita migliora ogni giorno - racconta il supertifoso. Che non ha dubbi: «Sono stato fortunato ad incontrare un’equipe medica preparata tanto dal punto di vista professionale quanto umano».
Un lato, quello umano, che è un marchio di fabbrica di Poli. Per il Brescello ha perso più e più volte la voce, ma mai un episodio violento. «Sono un uomo di campagna, vado allo stadio per divertirmi» racconta il tifoso che ha accompagnato i gialloblù alla storica partita di Coppa Italia con la Juventus e ai play off per la serie B. «Bei ricordi ma anche dolori: lo spareggio di Verona col Cittadella è stato l’inizio del tracollo. Resta un momento d’oro ma non meno di altri come i derby con la Reggiana o le trasferte in Sardegna nei tornei di serie C. Un’emozione prendere l’aereo per andare a Sassari, Olbia e Tempio Pausania».
Emozioni che Poli rivive ogni volta che entra in un campo in cui gioca il Brescello, indipendentemente dalla categoria. E se il simbolo della squadra non ha subito una menomazione, «il merito va al primario Bruno Panno, a tutti i medici e gli infermieri. In particolare» conclude Poli, «un grazie va al dottor Matteo Zanelli che mi ha operato e controllato quasi ogni giorno. Lui e i suoi colleghi sono un esempio della buona Sanità italiana».
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