Lui la picchia, lei non denuncia. «Lo amo»
Boretto: la donna è stata presa a bastonate col manico della scopa dal marito. Contro l’uomo l’Arma procede d’ufficio
BORETTO. La violenza si nasconde troppo spesso dietro le mura domestiche. E dentro quell’intricato sistema di relazioni, difendersi spesso è più difficile. E anche puntare il dito contro il proprio aguzzino, è un’impresa. Che non riesce a tutte. E se accade, spesso, è solo dopo molto tempo. L’ultimo episodio che ci racconta la cronaca è quello di un compagno violento. E di una donna che per colpa di ciò che chiama amore non riesce neppure a difendersi. A denunciarlo.
C’è tutto questo dietro l’intervento che hanno fatto i carabinieri nella Bassa reggiana, l’altra sera. A chiedere aiuto al 112 è stata una donna. Ha detto che il marito la stava picchiando, utilizzando anche il manico della scopa. Una lite furibonda, una reazione violenta, le grida, le botte che stavolta devono aver spaventato più del solito la moglie, se d’impulso ha preso il telefono e ha lanciato la sua richiesta di aiuto.
Quando sul posto è arrivata una pattuglia dei carabinieri di Boretto, le tracce di quello che era accaduto erano proprio lì, sotto gli occhi di tutti: i lividi che il compagno le aveva causato non si potevano nascondere sulla pelle.
Nonostante questo, nonostante il dolore, nonostante le ferite, quelle ancora più profonde nell’animo, la donna però ha detto di non voler denunciare l’uomo. I carabinieri si sono guardati, hanno cercato di capire, hanno chiesto perché. La spiegazione è venuta dalla stessa vittima. «Perchè lo amo» avrebbe detto. Vittima due volte, dunque.
I carabinieri di Boretto, che hanno constatato la presenza nell’avambraccio destro e sul collo dei lividi conseguenti alle botte ricevute, però il loro lavoro lo hanno fatto sino in fondo. Hanno proceduto d’ufficio, trovandosi nell’ipotesi dell’aggravante derivante dall’utilizzo di un corpo contundente quale appunto il manico da scopa utilizzato per colpire la donna. E con l’accusa di lesioni personali aggravate gli uomini dell’Arma hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia l’uomo, un 46enne calabrese residente da tempo nella Bassa.
Il lavoro degli uomini dell’Arma non è finito qui. Ora, rivolgeranno le loro attenzioni proprio sulla condotta dell’uomo, per verificare se l’episodio registrato l’altra sera, come ha sostenuto la donna, sia davvero un caso isolato oppure se si possa contemplare l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia che vanno avanti da tempo. Saranno le indagini a chiarirlo.
Quando i militari sono intervenuti nell’abitazione, l’uomo non c’era. Era già uscito. I carabinieri si sono trovati davanti solo la moglie, 40 anni, che ha rifiutato di farsi accompagnare in ospedale per gli accertamenti del caso.
Non è la prima volta che le forze dell’ordine si trovano davanti a storie del genere. Se le liti in famiglia, e in coppia, che richiedono l’intervento di carabinieri e polizia sono frequenti, non è raro nemmeno trovarsi di fronte a vittime che non intendono procedere. Lo confermano le tante, troppo storie di donne che di fronte all’ennesima aggressione da parte di chi dice di amarle, infine trovino il coraggio di denunciare. E di denunciare tutto. È allora che i segreti di tanti anni di violenza subita vengono fuori. Eppure, senza questo passaggio importante, che è la denuncia, che è la richiesta di aiuto da fare alle forze dell’ordine, è difficile per le vittime spezzare quella catena che le tiene imprigionate. Vittime di chi dovrebbe amarle. Vittime di un amore che non è amore.
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