Università, un taglio da mezzo milione all’ateneo di Reggio
Valutazioni basse per ricerca e reclutamento dei docenti Il prorettore Ferrari: «Ma altri indicatori ci premiano»
REGGIO EMILIA. L'università di Modena e Reggio subisce senza scomporsi il taglio di mezzo milione al fondo di finanziamento ordinario che il ministero dell'Istruzione ha erogato per il 2016 agli atenei italiani e alle istituzioni accademiche. Compresi i piani straordinari, Unimore nel 2015 aveva incassato 90 milioni e 591.464 euro. E' scesa l'anno scorso a 90 milioni e 54.625. La differenza (536.839 euro) corrisponde a un calo dello 0,59%, modesto ma superiore alla media. Complessivamente, infatti, lo stanziamento nazionale di circa 6,5 miliardi è rimasto pressochè invariato, ma ne è cambiata la ripartizione, sulla base dei risultati conseguiti nella ricerca e nella didattica.
Dalla valutazione di tali risultati, corretta con gli interventi perequativi, dipende l'entità dei singoli fondi. Al miglioramento dei giudizi s'accompagna l'aumento del finanziamento, fino al più 24,90% per l'Istituto di studi superiori di Pavia, al più 14,77% per la scuola di Istituzioni, mercati e tecnologie di Lucca e al più 12,21% per l'università di Catanzaro. Il peggioramento, invece, ne determina la diminuzione, che arriva fino all'1,13% nel caso di Messina. Unimore non se la cava male, se raffrontata alle altre università emiliane, fra le quali svetta Bologna, la “alma mater studiorum”, che con un fondo totale di 377,6 milioni è seconda in Italia dopo La Sapienza di Roma, che ne incassa 472,3. Parma, infatti, percepisce 116,7 milioni, ben più di noi, ma patisce una decurtazione dello 0,83% e Bologna dello 0,62%. Soltanto Ferrara progredisce con il suo più 0,40%, pur incamerando soltanto 75,8 milioni.
Sergio Ferrari, prorettore di Unimore delegato all'internazionalizzazione, commenta: «Il fondo ordinario è calato, ma di poco. Dovremmo riuscire a compensarlo con altre quote premiali. Ritengo che il calo non abbia incidenza sul funzionamento della nostra università, anche se registriamo un sensibile aumento degli studenti. Parma, che ne ha meno, viene premiata per i dati storici».
Fra i quattro indicatori presi in considerazione dal ministero per la componente premiale del fondo Unimore è penalizzata soprattutto per le politiche di reclutamento, per le quali ottiene un premio di circa tre milioni contro i quattro di Ferrara, che è più piccola, gli oltre cinque di Parma e i 24,2 di Bologna. Anche Il Sole 24 Ore, nella classifica delle università italiane pubblicata recentemente, ha rimarcato questa carenza a causa dello scarso numero di docenti di ruolo nelle materie basilari.
Lo svantaggio è meno rilevante per quanto riguarda la valutazione della qualità della ricerca, che pure è per noi un cronico punto debole. Unimore percepisce per questo parametro circa 14 milioni e mezzo rispetto ai 15 e mezzo di Parma, ai 12,6 di Ferrara e ai 57,2 di Bologna. La nostra università si distingue, invece, nei due indicatori relativi alla didattica. Per l'internazionalizzazione, evidenziata dai crediti conseguiti all'estero, incassa una quota premiale di 1,8 milioni, superando sia Parma (1,4 milioni) sia Ferrara (1,1), mentre Bologna ne riceve 10,8. Unimore s'avvantaggia anche per il numero degli studenti regolari che abbiano conseguito almeno 20 crediti nell'anno solare, percependo 1,832 milioni contro l'1,804 di Parma, l'1,3 di Ferrara e i 7,2 di Bologna. Purtroppo questi due indicatori pesano solo per il 7 e l'8% nella ripartizione del fondo nazionale, mentre alla qualità della ricerca ne è attribuito il 65% e alle politiche di reclutamento il 20%. Così, tirate le somme dei quattro indicatori, Unimore incamera 21,1 milioni, Parma 23,9 e Bologna 99,5. Solo Ferrara ci segue, con 19 milioni. Alla quota base di 64 milioni e alla premiale di 21,1 Unimore aggiunge due milioni di intervento perequativo, composto di “risorse necessarie per la salvaguardia” e “quota di accelerazione”, e 2,8 milioni (900mila in più rispetto al 2015) per i piani straordinari.
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