Anche gli altri due parenti stanno dentro
Gli ultimi arrestati hanno risposto alle domande in carcere a Palmi. Il pm: delitto ideato nel distretto ceramico
CASTELLARANO. Hanno risposto – in carcere a Palmi (Reggio Calabria) – alle domande del gip Carlo Alberto Indelicati, ma alla fine dell’interrogatorio di garanzia (passaggio giudiziario legato all’ordinanza di custodia cautelare emessa la settimana scorsa) il magistrato ha ritenuto sempre pesante il quadro indiziario, mantenendo così in carcere le ultime due persone arrestate per l’omicidio del 49enne Antonio Scarfone.
Il delitto è avvenuto il 19 agosto scorso nel Reggino – a Rosarno – ma pochi giorni dopo erano scattate le manette per due persone residenti nella nostra provincia, cioè l’imprenditore 52enne Angelo Scarfone (che vive a Castellarano con la famiglia ed è fratello della vittima) e il 28enne Luigi Timpani (nipote della vittima, abitante a Casalgrande e prima ancora a Baiso). Da allora i due sono in carcere, poi giovedì scorso un altro duplice arresto e sempre nell’ambito familiare: i coniugi Vincenzo Timpani (61 anni) e Vittoria Scarfone (54 anni), rispettivamente cognato e sorella della vittima oltre che genitori del 28enne finito in cella quest’estate. E contestualmente ai due arresti i carabinieri (in tutta questa inchiesta hanno agito in stretta sinergià i militari di Gioia Tauro e quelli di Reggio Emilia) hanno effettuato delle perquisizioni a Castellarano, specificatamente a casa dell’imprenditore e nella sua azienda tuttora attiva nel settore delle macchine e impianti per la ceramica.
I reati contestati vanno dunque dal concorso in omicidio, aggravato dalla premeditazione e dall' aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo e di luogo, nonché il reato di detenzione illegale di arma da fuoco in concorso.
Secondo gli investigatori, il movente del delitto deve essere cercato nei rapporti familiari della vittima. Si parla di dissidi, acuitisi nel corso degli anni, e legati alla gestione del patrimonio immobiliare e quindi dell'eredità dell'anziana madre dei fratelli Scarfone, nel frattempo deceduta. L’imprenditore sarebbe l’esecutore materiale (due i colpi di pistola sparati) dell’omicidio, mentre il nipote Luigi è accusato di concorso aggravato. Per il pm Valentina Giammaria, siamo di fronte ad un fatto di sangue pianificato nella zona ceramiche, poi i due decisero di raggiungere Rosarno.
E gli altri due familiari arrestati? Per i carabinieri avrebbero avuto pure loro un ruolo nell’assassinio del parente, da qui l’accusa di concorso.
Il delitto era avvenuto di sera, nell'abitazione di via Papa Giovanni XXIII 58, a Rosarno. Già al mattino le prime tensioni. Era stata la moglie della vittima a dichiarare ai carabinieri di essersi svegliati accorgendosi che in giardino c'erano sei persone tutte armate. Parenti, secondo quanto hanno avuto modo di ricostruire i carabinieri. Poi, fu lei stessa a dire agli inquirenti di aver visto Angelo Scarfone sparare alla sera. Secondo la ricostruzione, l'omicidio sarebbe avvenuto nel cortile, e poi il corpo di Antonio Scarfone sarebbe stato portato nella casa della madre. Antonio, secondo quanto ricostruito dai carabinieri - anche grazie alle dichiarazioni di vari parenti sentiti - era l'unico dei fratelli ad avere il possesso della casa e a riscuotere la pensione dell'anziana madre, la qual cosa non era più "digerita" da alcuni parenti, che da tempo avrebbero accampato pretese in tal senso. (t.s.)
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