Gazzetta di Reggio

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Libreria del Teatro, un pezzo di storia che non si arrende

di Andrea Melosi
Libreria del Teatro, un pezzo di storia che non si arrende

Patrizia Nasi gestisce il negozio che fu del padre Nino: «Ma serve un progetto che ci aiuti a restare aperti»

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REGGIO EMILIA. Il pavimento è di legno, ma non pensate ad un lucido ed elegante parquet, ma piuttosto a tavoloni inchiodati uno a fianco all’altro, quasi come quelli che i muratori usano per camminare sulle impalcature.

Eppure su questi 20 metri quadrati scarsi di pavimento, rude e reso grigio dal tempo e l’usura, si può dire che da decenni “cammina” una buona parte della storia e della cultura della città.

Via Francesco Crispi 6, nella stretta strada del centro storico che guarda in faccia il Valli, da un secolo (ma le origini risalgono a metà ’800) c’è una libreria tanto minuscola quanto importante polo di attrazione. La Libreria del Teatro, nome dalle origini non definite.

«Non so, forse è stata chiamata così perché prima via Crispi si chiamava via del Teatro». A cercare una spiegazione è Patrizia “Patty” Nasi la figlia di quel Nino Nasi che di questa libreria in più di mezzo secolo ne ha fatto più di un negozio, l’ha splamata a sua immagine di irriducibile uomo di cultura, curioso divoratore di libri, di pubblicazioni di ogni genere. E i volumi, in tutte le forme, si sono via via accatastati in migliaia con suggestivo (e apparente) disordine in questi 20 metri quadrati scarsi. Diventando essi stessi pareti e buona parte del pavimento. Entrando si cammina letteralmente tra loro. Lo spazio libero è ridotto al minimo e dove ti giri ci sono copertine, illustrazioni, stampe che ti guardano ad un palmo di naso. Una goduria per chi ama la pagina scritta e ne annusa l’odore.

Il signor Nino se ne è andato lo scorso novembre a 89 anni. E da allora, ma aveva già cominciato prima per le condizioni di salute del padre, è la figlia Patrizia che tiene aperta, viva, la Libreria del Teatro. «Papà aveva preso in gestione la libreria il primo luglio 1960. Prima di lui c’era il signor Prandi, fondatore della Libreria Antiquaria di viale Timavo».

Patrizia è legatissima a questa libreria: «Mio padre diceva che i suoi grandi amori eravamo io e la libreria. Per questo sono qui, perché questo negozio merita di restare aperto, anche se le difficoltà non mancano». E difficoltà fa rima con denaro. Quello che serve prima di tutto per pagare l’affitto, anche se il proprietario del locale ha concesso tempo fa uno sconto. «Lo ringrazio – continua Patrizia – ma serve altro. Io per vivere faccio l’insegnante di pattinaggio artistico a rotelle, ma la mattina vengo qui per aprire e voglio continuare a farlo».

La tenda sull’ingresso ricorda che la libreria è anche Punto Fai, ovvero del Fondo ambientale italiano. Ma qui trova spazio anche un altro Fai, ovvero la Federazione anarchica italiana. E sulle pareti a farsi spazio tra i libri, ci sono quadretti di ex voto, una delle passioni di Nino Nasi, poi fotografie di scrittori, artisti, amici di penna. In bianco e nero quella di Corrado Costa, poeta del Gruppo 63, sorridente accanto a Pier Vittorio Tondelli, lo scrittore correggese di Altri Libertini, romanzo cult degli anni 80. «Fu proprio papà a scoprire le doti letterarie di Pier Vittorio – dice la figlia – che veniva qui a farsi correggere le bozze».

Signora Patrizia lei ha preso in mano una bella eredità.

«Sì e non mi arrendo, però ci vorrebbe un aiuto che ancora non so bene individuare in quale forma. Il Comune ci ha riconosciuto come Bottega Storica e nel 1985 l’allora ministero dei beni culturali, con apposito decreto, ha riconosciuto il valore storico e culturale di questa libreria. Questa qualifica è anche un onere perché niente nel negozio può essere cambiato: il pavimento, gli scaffali in legno povero, i pochi arredi che ci sono».

Ma questi riconoscimenti ufficiali hanno portato almeno dei vantaggi, diciamo, economici?

«Sono riconoscimenti di valore, ma tutto si è fermato lì. L’unico aiuto concreto su cui possiamo davvero contare ci viene dallo Studio Galaverni 1985 del ragionier Camillo, legato da amicizia e stima con mio padre. Però dobbiamo studiare altre soluzioni».

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E cioè?

«Non so, forse servirebbe uno sponsor. Tanti anni fa si fece avanti un colorificio della zona ceramica, praticamente per puro mecenatismo. Abbiamo tanti amici, gente che ci sta vicino, ma è un vero e organico progetto di tutela e rilancio che al momento non siamo riusciti a concretizzare. Al funerale di papà il sindaco ha avuto non solo parole di cordoglio ma anche di incoraggiamento e sostegno per il proseguimento dell’attività. Ma al momento...» .

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In attesa di qualche concreta manifestazione di sostegno, parliamo del rapporto che c’è tra la Libreria del Teatro e il Vernacoliere di Livorno, ovvero del mensile più provocatorio e irriverente. Come è nata la vostra collaborazione?

«Circa trent’anni fa papà scoprì il Vernacoliere durante una vacanza estiva a Castagneto Carducci . Ne fu incuriosito e divertito e così prese contatti col direttore Mario Cardinali».

E come vanno le vendite?

«Sempre bene, abbiamo le prenotazioni. In questi giorni è disponibile anche l’Agenda 2017 del Vernacoliere. Un vero spasso, l’abbiamo citata anche sul nostro profilo Fb curato da Stefano Campani di Boorea, per un nuovo anno all’insegna del sorriso».

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In via Crispi ci sono sempre in bella evidenza le locandine diciamo provocanti del mensile livornese e qualche volta le avete anche... censurate. Perchè?

«Lo abbiamo fatto qualche volta pensando ai bambini, per certe parole “forti”. Ma ora non lo facciamo più».

Signora Patrizia che cosa si augura dal nuovo anno?

«Spero che la città, le istituzioni, singoli privati guardino a questa storica Libreria del Teatro come ad un patrimonio da sostenere».

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