Ribelli dem, spine al fianco della sottile pax reggiana
Dall’assessore Tutino al consigliere De Lucia, gli esponenti che non si allineano. Votarono no a dicembre. E sono pronti ancora a votare contro le indicazioni
REGGIO EMILIA.Sono i ribelli. Quelli che vanno contro. Funzionali alla causa del sindaco, Luca Vecchi, di riunire sotto la sua guida politica tutte le anime del centrosinistra reggiano. Anche quelle più a sinistra. Ma invisi all’interno del Pd, verso il quale vanno sempre in direzione ostinata e contraria. Il referendum costituzionale? Loro erano gli unici per il No. Il prossimo referendum targato Cgil? Stanno dalla parte del sindacato. Con buona pace della segreteria di via Gandhi. E di quella vagheggiata pax reggiana tra ex bersaniani e renziani che di qui al prossimo congresso provinciale dovrebbe manifestarsi con una ricandidatura unitaria del segretario uscente, Andrea Costa.
Per Costa – e per certi versi anche per Vecchi – quelli lì sono le vere spine sul fianco. Altro che Lega, M5s e compagnia cantante. Quattro moschettieri, di area ex civatiana, che preferiscono non allinearsi al renzismo ancora dominante. E non nascondono antipatie e simpatie, dentro e fuori il partito. Chi sono? L’assessore a Infrastrutture e Mobilità, Mirko Tutino, già attivamente in campo in funzione antirenziana al fianco del governatore toscano, Enrico Rossi. Era il paladino dell’acqua pubblica tout court, poi accantonata dal suo stesso partito, non senza una “profonda riflessione” – come si dice in questi casi – che ha portato ad una scelta diversa, verso un misto pubblico-privato ancora in divenire, motivato da criteri di responsabilità economica-finanziaria.
E, anche quando era civatiano puro, nell’ultimo congresso è stato il solo a non votare Roberta Ibattici, allora candidata della sua corrente. È stato contro anche lì. Di certo è fedele al sindaco, che spesso ne ascolta i consigli. Ed è lui il D’Artagnan di una pattuglia che annovera fra le proprie fila anche Silvia Prodi, la consigliera regionale nipote dell’ex premier Romano. Ma che, rispetto all’illustre zio con cui si sente poco, ha idee decisamente più a sinistra.
Poi c’è Lanfranco De Franco. Segretario di circolo e consigliere comunale, presidia la Sala del Tricolore, dove è tra i più giovani. Per certi versi, una mascotte del gruppo. Ma fedele alla linea fino all’ultimo. Quasi sempre.
Guascone è anche l’inclassificabile Dario De Lucia, che del trio non fa propriamente parte. Ma che spesso e volentieri, partendo da presupposti autonomi, si ritrova dalla loro stessa parte. E, soprattutto, non nasconde le sue idee – tanto più se contrarie – nelle sue continue scorribande da opinion leader su Facebook, palcoscenico naturale di una campagna elettorale permanente. C’è chi prova a non dargli peso. E c’è chi non lo sopporta. E lui? Tira dritto per la sua strada, senza schiacciarsi mai la lingua. Mai. E senza smettere di picchiettare sulla tastiera.
Schegge impazzite. O forse no. Semplicemente – coscientemente – contrari agli attuali scenari politici, con i renziani di ogni risma – vecchi, nuovi o sedicenti – che ne farebbero anche a meno, in una sorta di dialettica permanente senza via di soluzione. Di certo elementi destabilizzanti dalle parti di via Gandhi. Ma con voce in capitolo anche in giunta, in Sala del Tricolore, in consiglio regionale. La “ramificazione” del dissenso è servita.
Nel Pd, c’è chi chiede di tenerli più a bada.
Ed è questo il compito spesso svolto dal sindaco Vecchi, nelle vesti di dirigente del partito. Quanto al ruolo di amministratore, invece, fra i dissidenti alla linea dettata dalla maggioranza Vecchi può annoverare anche il suo vicesindaco, Matteo Sassi, da tempo orfano di Sel, senza nessuna intenzione di entrare in Sinistra Italiana e in cerca di un partito, affine per idee ai quattro esponenti dem: contrario al referendum di dicembre sulla riforma costituzionale e favorevole all’abolizione dei voucher. E spesso critico senza peli sulla lingua su Renzi e renzismo. Cinque voci per una pluralità di opinioni tutta in salsa democratico-reggiana, adesso inglobata, radicata e incardinata nello status quo. Fino a che le elezioni vere - non referendarie – busseranno alle porte. Siano politiche o amministrative. Allora sì – nella scelta delle prossime candidature – ne vedremo delle belle. Di questo si può star certi. <QM>(e.spa.)
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