Gazzetta di Reggio

Reggio

castelnovo Sotto

Ricercatrice reggiana racconta la sua scoperta contro il tumore

di Alessandro Zelioli
Ricercatrice reggiana racconta la sua scoperta contro il tumore

CASTELNOVO DI SOTTO. Da oltre 30 anni fa la ricercatrice, e la sua scoperta punta a rivoluzionare la lotta contro il cancro. E ora, grazie a un libro appena pubblicato in Francia, racconta la sua...

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELNOVO DI SOTTO. Da oltre 30 anni fa la ricercatrice, e la sua scoperta punta a rivoluzionare la lotta contro il cancro. E ora, grazie a un libro appena pubblicato in Francia, racconta la sua storia anche a chi, con scetticismo, non accettava che con un semplice prelievo di sangue si potesse scoprire un cancro molto prima che si manifestasse.

Si intitola “Tuer le cancer” (uccidere il cancro) il libro scritto dalla reggiana Patrizia Paterlini Brèchot, nativa di Castelnovo di Sotto. Duecentocinquanta pagine edite da Stock, nellle quali racconta la sua esperienza di ricercatrice che ha trovato il modo di scovare la malattia prima ancora che si manifesti.

La dottoressa Paterlini vive a lavora a Parigi da circa 30 anni. Ha sposato il professor Christian Bréchot, fondatore – assieme a lei – del laboratorio dove svolgono le sue ricerche e nel quale sta testando il Test Iset, acronimo di Isolation by SizE of Tumor Cells (Isolamento per dimensione delle cellule tumorali). Consiste in un esame del sangue che riesce a individuare la presenza di cellule tumorali circolanti molto prima di quanto Tac, Pet e Risonanza magnetica riescano a scovare il cancro che le ha rilasciate. Il Test Iset promette dunque di poter diagnosticare la malattia anche con quattro anni d’anticipo ed è facile comprendere l’importanza del fattore tempo.

A provocare la morte dei malati, infatti, non è il tumore primitivo, ma le metastasi che si formano successivamente. Quando le cellule tumorali si distaccano dal tumore primitivo restano a lungo nel sangue prima di finire in altri organi: individuarle in tempo può dunque fare la differenza. Attualmente però i metodi di imaging non consentono di rilevare i tumori quando sono molto piccoli, anche se stanno già rilasciando cellule tumorali.

Per anni, al fianco dei suoi pazienti così come nel suo laboratorio, la professoressa Patrizia Paterlini-Bréchot ha lavorato per trovare una strategia per diagnosticare precocemente il cancro, che lei definisce «questo serial killer». Ha trascorso giorni e notti a sviluppare metodi sperimentali per rilevare le cellule tumorali che circolano nel sangue, anni prima che la malattia emerga. E, con l'assistenza di altri scienziati, ha trovato questo sistema. Un semplice esame del sangue (10 millilitri sono sufficienti) permette oggi di rilevare a monte gli inizi del cancro. Questa tecnica potrebbe salvare milioni di vite.

Patrizia Paterlini-Bréchot racconta nel libro la sua brillante carriera, la vita personale e anche la terra reggiana della quale non si dimentica mai. Nel libro, racconta anche come è arrivata a questa scoperta e i principali progressi scientifici che si delineano ora e che, in particolare, hanno contribuito a forgiare le armi decisive nella lotta contro il cancro.

La sua convinzione è la diagnosi precoce sulla quale dovrebbero concentrarsi tutti gli sforzi. Perché questa battaglia interessa tutti: riuscire a individuare una cellula tumorale solo con un prelievo di sangue. Una sicurezza validata da altri scienziati nel mondo e da 42 studi indipendenti su oltre 2.000 pazienti con tumore.

«Un libro di lotta e di speranza scritto da una donna eccezionale» si legge nella recensione del libro che ancora non è disponibile in Italia, ma che quando arriverà, diventerà certamente molto importante per il mondo scientifico. E non solo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google