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Si pestano a sangue in centro, «Siamo stati aggrediti, è un uomo violento»

Si pestano a sangue in centro, «Siamo stati aggrediti, è un uomo violento»

Rissa con cocci di bottiglia e stampelle in via Emilia San Pietro: Palladino accusato dagli altri due, ma lui nega. Obbligo di firma per tutti

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REGGIO EMILIA. Due versioni che si contrappongono sulla rissa scoppiata sabato sera in via Emilia San Pietro sotto gli occhi sbigottiti ma anche spaventati dei passanti. Da una parte il 38enne Alessandro Palladino, dall’altra Mirco Borghi (52 anni) ed Emanuele Plantone (44 anni): sono i tre protagonisti e li tengono separati in quel modo anche nelle “gabbie” durante l’udienza tenutasi ieri mattina davanti al giudice Luca Ramponi. Stiamo parlando di tre persone note alle forze dell’ordine, entrate in frizione prima in un bar poi direttamente in strada. Palladino – difeso dall’avvocato Alessandra Bonini – ha più accuse: rissa aggravata, lesioni e l’uso di un’arma impropria che poi sarebbe una stampella. Il 38enne ha replicato ieri – in aula – alle imputazioni, spiegando di essere stato aggredito dagli altri due che sarebbero entrati nel bar con l’intenzione di star lì per mangiare delle cose che avevano con sè dentro a delle borsine. Accusa Plantone di essersi impossessato della stampella di un cliente del locale e d’averlo dovuto disarmare,passando al contrattacco.

Borghi e Plantone – rispettivamente assistiti dai legali Federico Bertani e Noris Bucchi – sono invece concordi nel puntare il dito su Palladino, descrivendolo come un violento che non avrebbe perso l’occasione per alzare le mani contro di loro, pure con una stampella. In soldoni, dicono di averle solo prese. Ed entrambi sono usciti malconci da quelle botte da orbi: Plantone ha una clavicola lussata, mentre Borghi ha due dita fratturate della mano sinistra. «E’ vero che in udienza sono emerse due versioni – ha rimarcato l’avvocato Bucchi – ma quello che dicono Plantone e Borghi è riscontrato dai certificati medici che provano la fondatezza di quanto raccontano». Il pm Stefania Pigozzi ha chiesto per tutti e tre gli indagati gli arresti domiciliari, richiesta a cui si sono opposti tutti i difensori. Il giudice Ramponi ha ritenuto di applicare “solo” l’obbligo di firma (tre volte al giorno nella caserma dei carabinieri) e giudicherà i tre a fine mese. (t.s.)

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