«Troppi lupi? Colpa dell’immissione di fagiani e pernici»
QUATTRO CASTELLA. «La Regione Emilia Romagna vieti l’immissione continua di fagiani, lepri, pernici e starne, così come serve un controllo ferreo sullo smaltimento delle viscere degli ungulati. Non...
QUATTRO CASTELLA. «La Regione Emilia Romagna vieti l’immissione continua di fagiani, lepri, pernici e starne, così come serve un controllo ferreo sullo smaltimento delle viscere degli ungulati. Non si può urlare “Al lupo, al lupo” e poi nutrirlo!».
Sul dibattito mai esaurito della presenza del lupo non solo in Appennino, ma anche nelle zone più collinari se non sino in pianura, intervengono le associazioni ambientaliste reggiane: Dino Vecchi per la Lega per l’abolizione della Caccia, Rossella Ognibene per gli Amici della Terra, Daniela Casprini per l’Associazione Vittime della Caccia e Clizia Ferrarini per Legambiente Val d'Enza.
«Pare esservi una correlazione tra le immissioni autorizzate di selvaggina e incremento dell’avvistamento di lupi – si legge in una lunga nota –. È scientificamente provato ed ampiamente noto che tutti gli animali selvatici, se ben alimentati, non solo resistono bene alle malattie, ma si riproducono con maggior vigore e le cucciolate hanno una mortalità inferiore. Inoltre è noto che i predatori si focalizzano sulla ricerca di prede facili per evitare gli sforzi inutili e il pericolo di rimanere feriti».
«Cosa c’è di più facile per un lupo che nutrirsi di animali non abituati ai predatori o direttamente di animali morti? Da qui la logica domanda: come i lupi possono procurarsi con tanta facilità il cibo? – si chiedono – La Regione Emilia Romagna, nel quadro conoscitivo per la redazione del Piano faunistico-venatorio, illustra quanti animali sono stati immessi per motivi venatori: si legge che nel solo anno 2014 le Aziende faunistico-venatorie di Reggio Emilia hanno immesso 10.052 fagiani. Fagiani che potremmo paragonare a “polli d’allevamento”. Nel 2014 sono state immesse 29.277 pernici rosse. Gli ambiti reggiani Atc RE4 (montagna) e RE3 (collina) hanno immesso ben 5.386 esemplari, a cui ne vanno aggiunte altre 220 immesse dalle Aziende faunistico venatorie di Reggio Emilia. Animali che essendo cresciuti in cattività non hanno mai visto un predatore».
Le associazioni fanno la conta di tutte le specie introdotte per la caccia. E sono tante. «Fagiani, starne, pernici rosse sono tra gli animali che l’Ispra individua come prede delle volpi, causa quindi dell’aumento del numero delle volpi, figuriamoci se non sono prede per i lupi: quale lupo disdegna un bel fagiano che razzola tranquillo? – fanno notare – A questo dovremmo aggiungere che sarebbe necessario anche un adeguato controllo dello smaltimento delle viscere di caprioli, cervi e cinghiali uccisi sul territorio. Basta fare due conti e si arriva alle decine di tonnellate, basterebbe una minima percentuale lasciata su colline e montagne che tanto cibo sarebbe a disposizione dei lupi».
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