Voucher, a Reggio Emilia si consuma lo strappo fra Cgil e Pd
In vista del ritorno alle urne si allarga frattura fra il sindacato e il partitone. La segretaria provinciale dello Spi: «Le loro politiche non ci rappresentano»
REGGIO EMILIA. «Il Pd? Non me la sento di dare giudizi sui rapporti fra Cgil e Pd. Di certo non mi sento rappresentata dalle loro politiche. A livello nazionale ci hanno esclusi dai tavoli del confronto. Ci hanno definiti vecchi e obsoleti. Credo che il Pd faccia male a non capire le ragioni del mondo del lavoro. Qui a Reggio? Non frequento le loro sedi». Da un lato il sindacato, dall’altro il partitone. Due mondi ormai lontanissimi, anche nella “fu” rossa e compatta Reggio Emilia, quando Cgil e Pd andavano a braccetto su tutto. Anche – e soprattutto – alle urne. Una distanza rimarcata anche qui a Reggio dalla segretaria provinciale Spi-Cgil, Marzia Dall’Aglio, che conferma – semmai ce ne fosse bisogno – la frattura siderale fra sindacato e quello che da sempre è stato il partito di riferimento: una spaccatura deflagrata già in occasione del referendum costituzionale di dicembre. Ma ora riproposta, mutatis mutandis, sul nuovo quesito referendario per l’abolizione dei voucher, dove anche all’interno della categoria dei pensionati non mancano tuttavia sfumature e posizioni differenti.
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E se il segretario nazionale di categoria, Ivan Pedretti, non nasconde che «sarebbe meglio cambiarli» piuttosto che abolirli, la reggiana Dall’Aglio si mostra per certi versi più fedele alla linea: «Non sono per la demonizzazione dello strumento voucher in quanto tale, ma farò campagna per l’abolizione, come tutta la categoria che rappresento».
Seicento voucher per i pensionati. È questo il dato della polemica, diffuso nei giorni scorsi, sull’utilizzo di voucher da parte dello Spi-Cgil in tutta Italia. La categoria e l’intero sindacato finiti sotto attacco proprio per l’uso di questo discusso strumento di retribuzione, combattuto attraverso la campagna referendaria. «Io ho già avuto modo di dire che i voucher a Reggio non li ho mai utilizzati, non li utilizzo e mai li utilizzerò – afferma Dall’Aglio – Perché, come scritto nella Carta dei diritti del lavoro Cgil, bisogna trovare una risposta ai lavori occasionali e saltuari. Sono preoccupata dal fatto che, se lo strumento voucher sostituisce i rapporti di lavoro normali, si finisce per svilire il valore sociale del lavoro, che invece dovrebbe essere un elemento di arricchimento della persona».
Per Dall’Aglio, inoltre, «l’altro problema collegato all’argomento è che i voucher non vanno ad alimentare i contributi che servono per pagare le pensioni. Finiscono solo nelle casse dell’Inps. Io penso che il capitolo voucher vada riscritto completamente, trovando davvero una soluzione rispetto ai problemi del lavoro occasionale».
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È proprio in questa prospettiva che la Cgil ha raccolto le firme per il referendum, previsto non prima della primavera, arrivando a toccare in tutta Italia oltre tre milioni di adesioni. Una prova di forza che, tuttavia, finora non ha avuto l’esito sperato: «Il referendum non era il fine – aggiunge Dall’Aglio – era uno strumento al quale avevamo pensato per regolamentare in qualche modo la materia. La materia non è stata modificata, quindi adesso faremo campagna elettorale per il sì, ovvero per l’abolizione. È questo il messaggio che diamo al governo rispetto al referendum».
La corsa è quindi contro il tempo. E chiama in ballo le modifiche attualmente allo studio fra governo e parlamento. È quanto ha sottolineato ieri sulla Gazzetta anche la parlamentare Pd, Antonella Incerti, componente della commissione Lavoro alla Camera, che ha tentato di stemperare i toni della polemica anche interna al Pd, assicurando che i voucher saranno riportati alla loro vocazione originaria.
Una prospettiva che potrebbe trovare una sponda anche dalle parti della Cgil, a condizione che il sindacato sia in qualche modo coinvolto nelle decisioni. È questo l’ultimatum imposto anche dalla segretaria reggiana dello Spi: «Quello che auspichiamo è che il governo intervenga e limiti i voucher. Sono un danno per il mondo del lavoro. Credo che il Pd faccia male a escludere dai tavoli le rappresentanze del mondo del lavoro, quando si tratta di decidere su queste tematiche. Ho l’impressione che il confronto avvenga in maniera privilegiata solo con gli imprenditori. E che manchi una visione generale. La Cgil ha avuto il merito di mantenere autonomia di proposta e far tornare le persone a parlare di lavoro. Anche perchè dal Pd non mi sento più rappresentata. Un problema per il centrosinistra? Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità nel dare le risposte. E magari il Pd se ne accorgerà quando si tratterà di andare a votare».
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