Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il sindaco fece promesse per la libreria del Teatro»

di Luciano Salsi
«Il sindaco fece promesse per la libreria del Teatro»

Gli intellettuali reggiani non hanno dimenticato le parole del primo cittadino Ora lanciano proposte: dall’azionariato popolare a un intervento dell’Arci

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REGGIO EMILIA. La libreria del Teatro è davvero un pezzo di storia che non si arrende, benchè il suo stratega Nino Nasi sia mancato alla fine di novembre. Ma la figlia Patrizia, assediata nei venti metri quadri di quel bunker cementato di libri, non può resistere ad oltranza se non arrivano in suo aiuto i necessari rinforzi. Quando morì il padre anziano e malato, al quale lei era già subentrata da tempo, la città intera si rese conto che una giovane, concentrata anche nella professione di insegnante di pattinaggio artistico, non poteva reggere da sola, per quanto brava, un impegno così gravoso. Lo stesso sindaco Luca Vecchi promise il suo interessamento. Ora è il momento di pensare a una soluzione.

Fra gli intellettuali reggiani con cui Nasi aveva rapporti d'amicizia non manca chi avanza delle proposte, pur sapendo che l'ultima parola spetta a Patrizia, che, oltre ad essere la titolare del negozio, è la depositaria della sacrosanta volontà del padre.

Carlo Pellacani, che gestisce la casa editrice Consulta insieme alla figlia Elisa, titolare, ritiene che si debba puntare sulla continuità con la natura profonda della libreria: «La libreria del Teatro - spiega - si è sempre caratterizzata come punto di riferimento della cultura reggiana. Occorre valorizzarla in questo senso, poichè non esiste in città un'altra libreria di questo tipo. Era stato il libraio ad avere una particolare attenzione agli intellettuali di Reggio. L'abbiamo sottolineato dedicando a Nasi, grande amico dei libri e degli scrittori reggiani, il settimo volume dei "Racconti emiliani. Inediti di autori contemporanei", curato da Elisa Pellacani e pubblicato da Consulta quindici giorni dopo la sua morte. Nasi aveva favorito il lancio non solo di Silvio D'Arzo, Pier Vittorio Tondelli e Corrado Costa, ma anche di tanti altri scrittori meno famosi. Chi frequentava la biblioteca veniva sempre sollecitato ad acquistarne le opere».

In effetti Nasi aveva, oltre alla cultura, anche la sensibilità e il fiuto dell'editore, ma in quest'attività si cimentò soltanto alla fine degli anni Sessanta, pubblicando qualche libro di Corrado Corghi, il leader democristiano uscito allora clamorosamente dal partito. «Un'altra idea - aggiunge Pellacani - potrebbe essere quella di promuovere una sorta di azionariato popolare, costituendo un'associazione di amici della libreria del Teatro con una cinquantina di persone che, ad esempio, versassero una quota di dieci euro e si impegnassero a comperare i libri. Un supporto potrebbe venire dal Comune. Qualche giorno dopo il funerale di Nasi il sindaco partecipò alla sua commemorazione nella sede della federazione anarchica. In quell'occasione dichiarò che la libreria era un punto di riferimento per la città e che il Comune si sarebbe impegnato per la sua sussistenza. Ora potrebbe almeno mettere a disposizione una sala per la presentazione dei libri».

Mario Vighi, giornalista e scrittore, è categorico nel richiamare il compito dell'ente locale: «Quella libreria - dichiara - non è un negozio qualsiasi. Non deve essere chiusa. Per salvarla si deve andare sul concreto, mettendo in moto il sistema culturale di questa città. Esiste una direzione delle istituzioni culturali del Comune, che si deve impegnare. Altre amministrazioni, in passato, hanno lasciato andare a vuoto gli appelli per difendere la libreria. Ora si deve intervenire». Non è detto, però, che il Comune lo faccia in prima persona: «L'Arci - spiega infatti Mario Vighi - lavora da anni con Stefano Bertini sulla tradizione orale e sulla memoria scritta. Se si affiancasse con le sue migliaia di iscritti alla libreria, questa ne trarrebbe giovamento. Sono queste persone, non le solite teste istituzionali, che la possono salvare».

Anche lo scrittore e insegnante Giuseppe Caliceti ricorda le parole del sindaco: «Allora - dice - Vecchi dichiarò la sua vicinanza alla figlia di Nasi e il rispetto della sua volontà. Nasi non sarebbe contento se la libreria diventasse un monumento da contemplare. Al contrario, deve rimanere viva. Non avrebbe senso, perciò, cercare uno sponsor inattivo come il colorificio che la sosteneva. Si deve cercare l'aiuto di persone interessate alla sua attività. La libreria era un punto di riferimento per il Fai, la federazione anarchica. Qualche giovane anarchico, per esempio, potrebbe mettersi a disposizione per aiutare Patrizia a gestire il negozio».

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