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L’ABOLIZIONE È UN’IMMANE SCIOCCHEZZA

di GIACOMO B. PECORARI*

di GIACOMO B. PECORARI* I voucher sono stati introdotti in Italia nel 2003 e sostanzialmente deregolati dal 2008. L’obiettivo di questo strumento è quello di offrire una via legale e tutelante per il...

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di GIACOMO B. PECORARI*

I voucher sono stati introdotti in Italia nel 2003 e sostanzialmente deregolati dal 2008. L’obiettivo di questo strumento è quello di offrire una via legale e tutelante per il lavoro accessorio, i cosiddetti “lavoretti”, che prima venivano integralmente pagato in nero.

Svuotamento di cantine, baby-sitting, lavori di giardinaggio, attività di assistenza, ripetizioni scolastiche e via discorrendo. Lavori accomunati da alcune caratteristiche: essere utilizzati prevalentemente da privati e non imprese, essere fonte minimale di reddito per il prestatore, essere di durata limitata e non continuativa.

Chiariamo subito una questione: il lavoro nero in Italia è un fenomeno enormemente più ampio dei “lavoretti”.

A volte tendiamo ad associare lavoro nero = studentessa che dà ripetizioni a mio figlio semplicemente perché è vicino alla nostra vita quotidiana, ma lavoro nero vuol dire un’altra cosa. Esistono interi comparti industriali o agricoli che si reggono strutturalmente sul lavoro irregolare.

Stiamo parlando di 3,5 milioni di lavoratori, 100 miliardi di fatturato, per capirci. Il raccoglitore senegalese di pomodori e il pensionato che ti fa il giardino tre volte all’anno sono due facce del lavoro nero piuttosto diverse. Se la baby-sitter incassa in nero o in voucher incide in modo limitato sul totale del lavoro irregolare del Paese.

Questo non significa che sia comunque ininfluente: noi vogliamo che la baby-sitter sia pagata regolarmente, versi qualche contributo e abbia l’assicurazione sul suo lavoro.

Il voucher ha due caratteristiche che ne hanno determinato il relativo “successo”. La prima – rivoluzionaria in un Paese come l’Italia – è la semplicità.

Qualsiasi persona senza particolari competenze o senza percorsi amministrativi complessi può acquistarli e quindi attivare regolarmente lavoro accessorio.

La seconda è l’economicità, derivante da un cuneo ridottissimo. Il netto (7,5 euro) è in linea con le “tariffe” del lavoro accessorio, il lordo (10 euro) è sostenibile e non eccessivo.

Dalla deregolazione del 2008 è indiscutibile che sia aumentato in modo esponenziale l’uso dei voucher per mascherare lavoro subordinato o per coprire l’uso comunque prevalente di lavoro nero.

Per un certo periodo – diciamocelo – la politica ha guardato altrove: c’era la crisi e alla fine “labor non olet”.

Nel 2016 c’è stata una presa di coscienza del problema e con la norma sull’attivazione preventiva introdotta si è posto un buon rimedio alla degenerazione della copertura delle ore in nero. Ma il problema del lavoro regolare divenuto lavoro accessorio resta ancora oggi insoluto.

Si tratta quindi di intervenire per far sì che il voucher si utilizzi per autentico lavoro accessorio. Come fare? Io penso si debba lavorare in modo intelligente su alcune leve.

Come la riduzione dei settori in cui l’utilizzo è consentito, la profilerazione dei soggetti che possono essere pagati in voucher e la differenziazione dell’uso (e i costi) per privati ed imprese. In sostanza un’opera di ri-regolazione su cui il Parlamento è già al lavoro da tempo.

Senza dimenticare che in questo Paese il vero problema – madre di tantissimi altri problemi – resta il cuneo fiscale troppo elevato sul lavoro: questo è il vero grande nemico del lavoro regolare, perché rende incredibilmente appetibile il lavoro nero. Qualche passo è stato fatto, ma siamo ancora troppo lontani dalla media Ocse.

Non prendo nemmeno in considerazione l’idea di abolire i voucher perché la reputo un’immane sciocchezza, totalmente ideologica e nociva.

Con l’unica conseguenza di dare uno strumento in meno per un onesto cittadino che vuole pagare le ripetizioni al figlio senza dover compilare 13 differenti documenti (avete mai provato ad assumere qualcuno? Io sì. E vi assicuro che siamo ancora a livelli insostenibili).

Riformarli sì, abolirli no.

*. responsabile Economia

e lavoro del Pd reggiano

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