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«Ridateci le statue che sono esposte nei musei di Reggio»

di Vittorio Ariosi
«Ridateci le statue che sono esposte nei musei di Reggio»

I reperti furono trovati arando un campo a San Giovanni Nasce un comitato di cittadini per riavere le opere d’arte

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NOVELLARA. Sono ormai passati più di vent'anni, ma il caso giornalisticamente definito “il ratto delle due teste” rimane ancora irrisolto. Lo hanno recentemente e pubblicamente ricordato Sergio Calzari, ex sindaco di Novellara, e Marco Ruini, ex assessore alla cultura e noto neurochirurgo. Un storia che forse ai novellaresi più giovani non è neppure nota.

Era il 1996 quando l'allora sindaco Calzari, con tatto ed equilibrio, riuscì ad acquisire al Comune di Novellara due teste di statue di marmo romane del I secolo dC, che si sapeva portate in superficie da un'aratura profonda in un campo della campagna di San Giovanni.

Lo stesso sindaco consegnò i due reperti, preziosi per la storia di Novellara, alla Soprintendenza competente, previo formale impegno di quest'ultima a restituirli al Museo Gonzaga di Novellara dopo il restauro. Per questo fu elogiato, e la Soprintendenza dispose l'esecuzione di ulteriori scavi, che confermarono definitivamente l'esistenza di un consistente presidio romano in territorio novellarese già nel I secolo dC.

In un corposo saggio pubblicato sul primo numero del 1997 di “Archeologia dell'Emilia Romagna”, a firma di due autorevoli esperti della Soprintendenza Archeologica, si legge che quella collaborazione si poneva nella «prospettiva di un progetto di fruizione in loco, all'interno degli spazi del percorso di visita del Museo Gonzaga, delle emergenze archeologiche locali».

A Novellara stavano quindi tranquilli sulla definitiva collocazione dei due reperti nel museo locale. E già si favoleggiava di una loro collocazione nella prima sala del museo, insieme con la lapide votiva romana del II secolo dC ritrovata nel 1824 nella stessa località, e da allora conservata nel Museo civico di Modena. Ha fatto quindi l'effetto di una doccia fredda l'inaspettata notizia, appresa fra l'altro dalle pagine della Gazzetta, che le due teste erano state sì restaurate, ma affidate ai Musei civici di Reggio Emilia. Che alle rimostranze dell'amministrazione comunale di Novellara hanno risposto fornendo al Museo Gonzaga i calchi. Da allora nessuno ha più fatto niente. Così come niente è stato fatto, per quasi due secoli, per cercare di recuperare, almeno in prestito a tempo indeterminato, la lapide tutt’ora a Modena: una testimonianza preziosa a Novellara, un reperto pressoché ignorato a Modena. Considerato anche il sostanziale disimpegno delle amministrazioni che si sono succedute in Comune dopo il terremoto del 1996 per il riallestimento del Museo della civiltà contadina, comincia a circolare a Novellara l'ipotesi di fare quello che sempre più frequentemente i cittadini fanno quando su certe questioni trovano le istituzioni non sufficientemente attente: la costituzione di un comitato. Un comitato per il recupero di tre eccellenze nel campo dei beni museali novellaresi: le due teste di statue romane, la lapide votiva romana, il Museo della civiltà contadina.

Chiara e puntuale la posizione ribadita da Calzari: «L'atteggiamento della Soprintendenza ai beni archeologici è incomprensibile e contraddice il principio, fondamentale e riconosciuto, che i reperti vanno contestualizzati nei luoghi dove sono stati trovati o hanno avuto origine. In questo specifico caso, poi, si priva Novellara di un reperto che segna la data delle sue origini, dei suoi primi insediamenti. Che cosa c'entrano le due teste di statue romane sistemate nell'anonimato dei Musei civici reggiani? Credo che i novellaresi abbiano il sacrosanto diritto di riavere un loro patrimonio, che per la nostra comunità possiede un valore di testimonianza storica di straordinaria rilevanza».

Come confermato ieri alla Gazzetta da Elisabetta Farioli direttrice dei Musei civici di Reggio Emilia, le due teste sono esposte nella sezione romana dei musei reggiani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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