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Aemilia, il processo resta aperto al pubblico

Aemilia, il processo resta aperto al pubblico

Reggio Emilia, il Tribunale respinge la richiesta degli imputati di escludere dall'aula giornalisti e scolaresche

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REGGIO EMILIA Il giudice Caruso ha letto in aula il provvedimento con il quale il Tribunale respinge l'istanza presentata dagli imputati affinché il processo Aemilia contro le infiltrazioni ndranghetiste venisse celebrato a porte chiuse, allo scopo di tenere lontani dall'aula giornalisti e scolaresche.

La lettura del provvedimento di rigetto dell'istanza è durata un quarto d'ora. La richiesta era avvenuta in apertura dell'udienza di lunedì scorso, con la lettura del documento da parte dell'imputato Sergio Bolognino.

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L'istanza per ottenere un processo a porte chiuse ha sollevato nelle ultime 48 ore un'ondata di solidarietà nei confronti dei giornalisti e in particolare della Gazzetta di Reggio e di Telereggio, accusati dagli imputati di distorcere il processo in chiave colpevolista. 

Proprio mentre il giudice Caruso leggeva l'ordinanza, all'esterno del Palazzo di Giustizia arrivava la Mehari appartenuta al giornalista Giancarlo Siani, accuso dalla camorra, ora diventata un simbolo della lotta alle mafie. La Citroen Mehari da lunedì scorso è in provincia di Reggio Emilia, protagonista di una settimana della legalità alla quale stanno partecipando centinaia di studenti delle scuole superiori.

Dopo la sosta davanti al Palazzo di Giustizia per presenziare all'apertura dell'udienza, l'auto verde di Siani è stata trasferita all'interno del vicino Palafanticini dove si è svolta una lezione di legalità riservata a giovani delle classi terze e quarte delle scuole reggiane.

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Paolo Siani, fratello del giornalista ucciso, che ha incontrato alcune classi di studenti. Proprio nel giorno in cui la corte del processo si è pronunciata - respingendola - sulla richiesta degli imputati di chiudere le porte ai giornalisti, Siani commenta: «Penso che la loro richiesta sia arrivata nel momento sbagliato. Le cose bisogna raccontarle e credo che la manifestazione organizzata dalla Cgil aiuterà anche i magistrati a decidere con equilibrio».

Rispetto ad anni fa, prosegue Siani, «è tutto un altro mondo per fortuna. Oggi c'è molta più attenzione della stampa ai fenomeni mafiosi e più partecipazione dei cittadini». Prima, conclude «io ero solo e cercavo giustizia per Giancarlo. Oggi sono lontano da casa e i ragazzi lo conoscono: è diventato un simbolo di legalità».

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