«I lupi si avvicinano troppo alle case»
Casina, l’allarme di Silvano Longagnani, allevatore di asini al Bocco: «Ormai è la normalità»
CASINA. «Ormai l’avvicinamento dei lupi alle strutture abitative non è più una situazione straordinaria: è la normalità, anzi si ripete praticamente tutti i giorni». Ad esprimere nuovamente dei timori sulla non facile convivenza con questo animale “legittimo abitante della montagna” ma che ormai sembra che abbia preso a frequentare abbastanza stabilmente anche i territori della collina fino a lambire la pianura, è Silvano Longagnani, che abita al Bocco. Qui ha anche un allevamento di una ventina di asini, che ha dovuto provvedere a difendere con recinzioni e cani da guardia. «L’ultima prova dell’arrivo dei lupi vicino alla stalla – sostiene – l’ho rinvenuto lunedì notte: era la carcassa di un capriolo che poi martedì è stata recuperata dall’apposito nucleo del Rifugio Matildico. Sono seriamente preoccupato: i lupi – dice sempre l’allevatore – in più occasioni hanno provato ad entrare nel ricovero degli asini, per cui ho posto a guardia della struttura due cani pastori maremmani che sono gli unici che riescono a tenere lontano i lupi. Parlo al plurale perché quando arrivano in questa zona sono sempre almeno tre o quattro».
L’avvicinamento dei lupi ai paesi o a case isolate (o almeno si pensa che si tratti di lupi ma potrebbero essere in alcuni casi anche cani tornati allo stato semi selvatico) è stato oggetto anche di un recente convegno del Parco nazionale dell’Appennino, in cui a spiegarne alcune ragioni è stato l’esperto Willy Reggioni: «Ultimamente abbiamo visto predazioni anche da parte di cani domestici in prossimità delle abitazioni, oltre ad avvistamenti di lupi anche a distanze ravvicinate da centri abitati o abitazioni di campagna. Questa confidenzialità e avvicinamento non sono legati, come alcuni affermano, ad ibridazioni del lupo con cani randagi, ma troverebbe origine piuttosto in alcune pratiche umane che hanno per conseguenza quella di attirare gli animali in contesti antropizzati, dove questi ultimi avrebbero accesso facile a risorse alimentari che il lupo non disdegna affatto ma, al contrario, impara opportunisticamente ad utilizzare. È questo fenomeno, chiamato “abituazione”, quello su cui dobbiamo concentrare le forze per scongiurare incidenti. È vitale mantenere la distanza tra noi e il lupo, quella diffidenza che la famiglia trasmette alla prole insieme a tutte le altre “istruzioni” per la sopravvivenza e che almeno negli ultimi duecento anni ha portato a zero gli episodi di aggressione verso l’uomo. Dobbiamo evitare di avvicinarli, invece si osservano situazioni in cui persone, consapevolmente o inconsapevolmente, alimentano i lupi, a volte direttamente, a volte lasciando del cibo incustodito». (l.t.)
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