Prampolini: «No all’abolizione dei voucher»
La presidente Confcommercio: «Cancellarli rappresenta una battaglia ideologica fuori dal tempo»
REGGIO EMILIA. «Lo dico subito e a scanso di equivoci. Sono fermamente contraria all’abolizione di questo strumento, non solo utile per chi ha necessità di “arrotondare”, ma anche e soprattutto per quei lavoratori che per vari motivi non vogliono o non possono ambire al posto fisso. Si pensi a studenti o pensionati». Così Donatella Prampolini, presidente provinciale Confcommercio, interviene sull’acceso dibattito intorno all’abolizione dei voucher, uno dei due quesiti referendari targati Cgil.
Una posizione che parte da un presupposto sul concetto di posto fisso, «ideale tutto italiano, figlio di un modo di pensare che non solo non è più sostenibile, ma che rischia di farci rimanere fanalini di coda in un mondo che ha preso altre direzioni».
Per Prampolini, «la flessibilità e la capacità di adattarsi alle nuove situazioni, sono caratteristiche che si potrebbero definire darwiniane. Lo si chiede agli imprenditori, giustamente, ma non possono sentirsene esonerati i lavoratori dipendenti». Anche perché, aggiunge la numero uno di Confcommercio, «il mercato del lavoro cambia in continuazione perché segue gli andamenti dei mercati». Di qui la presa di posizione: «È folle continuare a sbandierare il ripristino dell’articolo 18 o l’abolizione dell’unico strumento che consente la regolarizzazione dei lavori saltuari, che a volte rappresentano il primo contatto con il mondo del lavoro».
Secondo Prampolini, «il voucher è uno strumento utile che consente un riconoscimento retributivo e contributivo a chi svolge lavori saltuari. Ed è l’unico strumento. Non ci sono alternative, se non quella di condannare al lavoro nero chi fa “lavoretti”». Quanto agli abusi, «può darsi, ma se passasse il principio dell’abolizione a fronte di abusi bisognerebbe, ad esempio, abolire le auto. Battute a parte, con gli ultimi correttivi, ad esempio la tracciabilità, il problema è risolto. Oggi chi utilizza voucher deve darne comunicazione in anticipo, quindi la denuncia secondo la quale un’azienda può acquistare meno voucher rispetto a quelli che usa non sta in piedi». Uno strumento comunque sempre più utilizzato. E per la presidente Confcommercio – che si dice d’accordo con i controlli – è facile capirne le ragioni: «Le riforme che si sono susseguite hanno tolto tutte le forme di regolarizzazione del lavoro saltuario. Chi sono le persone che percepiscono voucher? Circa il 50% dei percettori risulta lavoratore attivo con altra occupazione o percettore di ammortizzatori sociali. Poi vi sono gli studenti e i pensionati». Infine la conclusione: «Certe battaglie sono sbagliate perché frutto di convinzioni ideologiche e non di ragionamenti razionali. Non si può ambire a tornare indietro mentre il resto del mondo va avanti». (e.spa.)
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