Stupro, operaio condannato di nuovo
Sant’Ilario: a 13 anni dai fatti, ragazza sentita e creduta in Appello. Tre anni e 4 mesi, ma ormai la prescrizione è vicina
SANT’ILARIO. Sono trascorsi quasi tredici anni dalla pesante accusa di stupro – coinvolti un operaio allora 22enne e una studentessa ai tempi 18enne – che ha una data-chiave (la sera del 27 luglio 2004) e una sempre più lunga serie di passaggi giudiziari.
Secondo l'accusa quella sera l’operaio convinse la ragazza a salire sulla propria auto e poi raggiunse una zona isolata, una stradina nella campagna. Qui, dopo aver chiuso le sicure delle portiere, riuscì a immobilizzare la ragazza per poi violentarla. All'epoca non fu possibile effettuare dei controlli medici, perché la studentessa, dopo una serie di tentennamenti, fra le lacrime si decise a confidare tutto alla madre solo un mese dopo.
Da allora è successo davvero di tutto: l’inchiesta chiusa nel novembre 2004, l’assoluzione dell’operaio in primo grado (il 4 giugno 2007), il ribaltamento con la condanna in Appello a Bologna e un nuovo “ritorno” davanti ai giudici di secondo grado per rifare il processo come disposto dalla Cassazione.
Da quella sera dell’estate 2007 sono cambiate le vite dei due protagonisti: lui vive in Romagna, lei lavora in Val d’Enza come impiegata. E in questi giorni la Corte d’appello ha di nuovo condannato l’imputato per violenza sessuale: 3 anni e 4 mesi di reclusione. Se ne riparlerà più avanti, di nuovo in Cassazione. Intanto la prescrizione avanza inesorabilmente, ed è possibile che questa sarà decisiva nella decisione futura della Suprema Corte. «I giudici hanno nuovamente sentito la mia assistita – spiega l’avvocato di parte civile Gianluca Tirelli – e per lei è stato l’ennesimo motivo di dolore. Ma la sentenza conferma che lei ha sempre reso dichiarazioni coerenti e credibili su quella terribile vicenda». L’operaio ha sempre ribattuto parlando di rapporto sessuale consenziente, indicando poi le incongruenze nel racconto della giovane. In Appello non è stato creduto.(t.s.)
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