«Sulla Libreria del Teatro non ho fatto promesse»
Il sindaco Luca Vecchi replica a chi gli chiede di salvare la storica bottega «Ben venga il contributo dei privati: non servono solo idee ma anche risorse»
REGGIO EMILIA. «Le parole, come diceva Nanni Moretti, sono importanti e, a proposito della Libreria del Teatro, io non ho fatto una promessa, ho preso un impegno, il che ha un significato molto diverso». Esordisce così il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, nel rispondere a chi ieri, sulla Gazzetta di Reggio, lo ha tirato in ballo come possibile fautore del salvataggio della Libreria del Teatro.
Parole che basterebbero già da sole per definire la posizione del primo cittadino: mi sta a cuore la sorte della libreria ma non posso fare nulla, dovrete cavarvela da soli.
«Nello specifico sin dalla primissima ora – prosegue il sindaco – ho detto che siamo di fronte a un luogo di grande interesse storico e culturale, patrimonio della città, ma è pur sempre (lo sottolineo, anche qui: non per la prima volta) un’attività economica a conduzione privata e un’amministrazione comunale non può risolvere autonomamente con trasferimento diretto di risorse il tema della sostenibilità futura di bilancio di una seppur importante attività come, appunto la Libreria del Teatro». Con buona pace degli intellettuali reggiani che invece speravano nella mano salvifica del Comune per tirare fuori dai guai una delle botteghe che hanno fatto la storia della cultura nella nostra città.
L’impegno dell’amministrazione invece sarà più indiretto, un affiancamento a quei soggetti privati che assieme alla figlia Patrizia vorranno raccogliere l’eredità di Nino Nasi, deceduto alla fine di novembre. «Per questo infatti – continua Vecchi – abbiamo scelto di impegnarci su ciò che è nelle nostre facoltà, ovvero praticare un’azione di facilitazione e sensibilizzazione nei confronti di diversi soggetti della città che potrebbero nutrire interesse, muovendoci per facilitare la migliore soluzione possibile. Per la Libreria del Teatro non servono soltanto idee o intuizioni, che pure sono sempre interessanti e ben accette, serve una disponibilità ad impegnare e investire risorse che diano continuità, stabilità e serenità ad una gestione dell’attività».
E proprio in questa serenità sperano gli intellettuali amici di Nino, come Mario Vighi, Giuseppe Caliceti o Carlo Pellacani, che ieri dalle pagine della Gazzetta avevano spinto in direzione di un coinvolgimento diretto del Comune. «Questo è ciò per cui siamo al lavoro – conclude infine il sindaco – con la dovuta discrezione e senza annunci, e siamo fiduciosi che in tempi non lunghi possano definitivamente maturare le condizioni per un risultato. Per l’ottenimento del quale siamo stati ingaggiati nelle settimane che abbiamo alle spalle. Ben venga dunque in tutte le sue forme, soprattutto se sapremo fare squadra, il contributo del mondo largo del privato, da sempre sensibile alla cultura, sia esso economico, associativo e culturale, che vorrà assieme a noi impegnarsi per giungere a una conclusione positiva di questa vicenda. La Libreria del Teatro si fa vivere e si rilancia come città, tutti assieme».
Un po’ quello che avevano proposto anche i tre intellettuali, con idee che vanno dal coinvolgimento di militanti anarchici, dell’Arci e dei suoi soci o di un’associazione composta da una cinquantina di amici della libreria.
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