Gazzetta di Reggio

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«Il nostro museo non è inferiore»

di Vittorio Ariosi
«Il nostro museo non è inferiore»

Novellara, l’ex sindaco Calzari alla direttrice dei Civici. «Le sculture ritornino»

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NOVELLARA. Arrivano le prime espressioni di consenso all'ipotesi di un comitato di cittadini per intervenire “dal basso” su alcuni problemi da tempo irrisolti riguardanti il sistema museale novellarese. Nel frattempo, la direttrice dei Musei Civici di Reggio Emilia, Elisabetta Farioli, ha replicato sulle due teste di statue di marmo romane del I secolo dopo Cristo portate in superficie da un'aratura: «La scelta di portare a Reggio le due teste è arrivata direttamente dalla Soprintendenza ai beni archeologici, e come tale credo che sia indiscutibile. Credo sia stata ponderata la scelta e ritenuto che la soluzione migliore fosse Reggio per la grande affluenza di persone, il servizio offerto e la maggiore visibilità che le due teste, insieme agli altri reperti della stessa epoca, possono avere»

L’ex sindaco Sergio Calzari, scottato “dall’esproprio” delle due teste, ribadisce: «Come più volte abbiamo detto, è giunto il momento di costituire un comitato che promuova iniziative affinché le due preziose sculture romane ritrovate in località Serravalle di San Giovanni ritornino a Novellara, e altro in fatto di beni museali. Né i Musei Civici, né tantomeno la loro stimabile direttrice Elisabetta Farioli, sono chiamati in causa circa l’appropriazione delle due teste romane di marmo greco rinvenute in territorio novellarese. Le dichiarazione della signora Farioli appaiono una sorta di difesa d'ufficio della Soprintendenza ai beni archeologici che, giova ribadire, non solo ha contraddetto, nelle sue scelte unilaterali, il principio basilare della contestualizzazione dei beni artistici e archeologici, ma non ha rispettato precisi accordi con l'amministrazione comunale di allora, perciò con la stessa comunità novellarese». «La pratica della consegna delle due teste romane, formalizzata tra il sindaco e il soprintendente Lippolis, è avvenuta su precisi accordi e garanzie – va avanti – convenendo sulla loro straordinaria importanza storica e documentaria, da esporre nel museo Gonzaga di Novellara, che non è un museo di serie inferiore; reperti che fra l’altro retrodatano la nascita della nostra comunità. I calchi che ci sono poi stati rifilati sono l’espressione di un modo di vedere inaccettabile, che scambia l’essenza con il tarocco, l’autentico con la simulazione». «La lapide, ora presso il lapidario di Modena, dedicata dal cittadino romano Caius Tinuleum alla dea Minerva il primo “novellarese” che la storia ricordi, al quale è stata intitolata una via a San Giovanni di Novellara, gli scavi, i ripetuti ritrovamenti di vasellame e mattoni manubriati romani, confermano la presenza in Serravalle di un insediamento romano importante, ed evidenziano che le due teste ci debbono essere restituite, perché sono profondamente nostre, e non solo dal punto di vista patrimoniale, ma anche e principalmente storico e culturale» conclude.

Sul museo della civiltà contadina e sul suo riallestito nei sotterranei dell’ala Nord della rocca, la sua location originaria e straordinariamente suggestiva, interviene Avio Zecchetti, il promotore e curatore dell’acetaia comunale, anch’essa collocata in rocca: «Il museo Gonzaga, il museo della civiltà contadina e l’acetaia comunale, insieme, sono un complesso da considerare come un fiore all’occhiello per Novellara. Se aggiungessimo anche uno spaccio per la vendita dei prodotti di eccellenza della nostra terra, in un piccolo locale in rocca che abbiamo già individuato, sarebbe il massimo. I volontari che hanno lavorato per tre anni autonomamente per salvare, aumentare e catalogare le migliaia di pezzi in dotazione al museo contadino, per quasi vent’anni abbandonati al degrado, meriterebbero il tappeto rosso».

Volontari che non si aspettano il tappeto rosso ma, dopo tre anni di impegno sostanzialmente ignorato, almeno un riconoscimento formale.

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