Italia Nostra vuole gestire il castello
L’associazione è uno dei due soggetti che hanno aderito al bando nazionale del Mibact. Entro giugno l’aggiudicazione
CANOSSA. Italia Nostra potrebbe aggiudicarsi la gestione del castello di Canossa. L’associazione no profit è tra i due soggetti che hanno depositato la richiesta per il bando nazionale indetto dal Mibact e scaduto il 16 gennaio: appena 7 le proposte di interessamento su 13 monumenti nazionali.
Non è dato sapere, al momento, quale sia l’altro concorrente per Canossa. Tra le associazioni concorrenti in tutta Italia c’è di tutto: dal Fai ai Cavalieri dell’Ordine di Malta, dalla Pro loco di Volargne alla fondazione cattolica Dignitatis Humanae Institute. Il nome di Italia Nostra è emerso perché una ventina di giorni fa rappresentanti della sede di Bologna hanno eseguito un sopralluogo in terra matildica, prendendo contatti con il Comune.
Italia Nostra è la più antica associazione ambientalista e culturale no profit italiana, che ha dato origine al Fai e al Wwf, negli anni ‘50-60 promotrice di una campagna per la difesa dei centri storici.
A depositare la busta chiusa, lunedì scorso, è stato l’architetto Adriano Paolella, che spiega come la base d’asta minima presa come riferimento dal Mibact (il canone annuale di 760 euro) sia una cifra, oltre che irrisoria, simbolica.
«Si tratta di monumenti che producono buchi di bilancio di decine di migliaia di euro – afferma Paolella –. La finalità è avere progetti validi, perciò il bando prevedeva due requisiti essenziali: un programma di conservazione e valorizzazione da una parte e una gestione economica che sia sostenibile dall’altra. E non si tratta di un’operazione che consenta di vivere di rendita con soldi pubblici: il privato deve cercarseli da sé».
Per questo motivo, Italia Nostra ha puntato su un programma che prevede «anzitutto una gestione ordinaria per la biglietteria, le visite guidate tutti i giorni e la manutenzione. Poi una serie di progetti di valorizzazione, come ad esempio l’informatizzazione del museo, per i quali però dovrà trovare i finanziamenti da una pluralità di soggetti, siano essi pubblici o privati, se prenderà in gestione il castello».
«È un impegno importante – aggiunge Paolella –. Non è facile far quadrare i conti, anche perché non si può aumentare i biglietti più di tanto: il castello di Canossa non è i Fori Romani».
La scelta di Canossa, per l’associazione, è stata accuratamente vagliata. «Abbiamo escluso altri beni per la dimensione enorme o perché isolati e tagliati fuori da certi circuiti. Canossa ha caratteristiche adatte per la nostra realtà; il nostro contributo potrebbe essere migliorativo. Perciò abbiamo fatto la nostra offerta, assieme ad altri soggetti del territorio, per ora top secret».
Punto dolente: la tempistica. L’espletamento del bando si preannuncia lungo: «Il ministero dovrà aprire le buste e la data è ancora da fissare. Si dovrà poi istituire una commissione di esperti e verificare se sussistono i presupposti. Infine, si arriverà alla scelta degli aggiudicatari».
L’esperienza pregressa insegna che potrebbero passare diversi mesi. «In via informale – conclude Paolella – per finire tutte le pratiche burocratiche, arrivare al cambio di gestione e alla consegna delle chiavi, a noi hanno ipotizzato la fine del mese di giugno».
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