La statua di Villa d’Este stampata e salvata in 3D
Il risultato eccezionale ottenuto dagli studenti dell’istituto Secchi per geometri Papotti: «Si dimostra che è possibile riprodurre veri gioielli mettendoli al sicuro»
REGGIO EMILIA. La soluzione per conservare il nostro patrimonio storico-artistico, proteggendolo dallo scorrere del tempo così come dall'incuria o da eventuali vandalismi, c'è. Lo dimostrano gli studenti dell'istituto tecnico per geometri Angelo Secchi, guidati e affiancati dai docenti della scuola oltre che dal Collegio dei geometri di Reggio. Dopo un anno di studio e lavoro sul posto, i ragazzi sono riusciti a stampare in 3D una delle statue settecentesche che adornano Villa d'Este, a Rivalta. «Risultato eccezionale - commenta Giangiacomo Papotti, collaboratore dei rapporti tra il Collegio per geometri e l'istituto Secchi - che apre la porta a incredibili opportunità, sia per i futuri geometri sia per la città. Abbiamo dimostrato che con le strumentazioni moderne è possibile riprodurre autentici gioielli architettonici e artistici, mettendoli così al sicuro. Se domani capitasse qualcosa alla statua con il mandolino che abbiamo riprodotto, per esempio, saremmo in grado di realizzarne una copia in tutto e per tutto uguale all'originale, perché abbiamo salvato tutti i suoi dettagli rilevandoli con il Laser scanner».
Operazione niente affatto facile, dato che le fotografie sono state scattate utilizzando un drone, ma la fatica è stata ampiamente ripagata: il modellino della statua è stato stampato e sarà mostrato sabato durante l'open day dell'istituto Secchi. Una “maraviglia”, come commenta Pierluigi De Vivo, geometra e proprietario della stampante 3D Printer, «che permette di vedere, passaggio dopo passaggio, il materializzarsi dell'ingegno dei nostri artisti che in epoche assai lontane hanno lasciato la loro viva testimonianza». Ma anche «una rivoluzione copernicana" (come l'ha definita Marco Camorani, presidente dell'Associazione dei geometri di Reggio) in corso d'opera. «Abbiamo iniziato riproducendo in 3D una statua di Villa d'Este - spiega Papotti - ma non abbiamo alcuna intenzione di fermarci qui. Quest'anno gli studenti del Secchi si concentreranno sulla floricultura della Reggia di Rivalta e utilizzando uno strumento particolare, il Georadar, cercheranno di scoprire dove si trovano gli antichi cunicoli che portavano l'acqua alla vasca di Corbelli. Sappiamo della loro esistenza grazie ad antiche mappe del 1700, ma non sappiamo dove si trovano esattamente. Se è vero che la crisi ha messo in ginocchio il settore edilizio - commenta - è pur vero che i geometri possono essere fondamentali anche per il recupero del patrimonio storico-artistico. E tutti questi nostri progetti lo dimostrano».
Durante gli studi alla Vasca di Corbelli, per esempio, gli studenti hanno fatto scoperte entusiasmanti: «Lo sapevate che la lanterna di Villa d'Este, ovvero la torretta, non poggia sulle pareti dell'edificio ma sul tetto? Per non gravare sulla struttura - spiega Papotti - sono state utilizzate arelle di bambù intonacate con il gesso. Sembra incredibile, eppure la lanterna ha resistito a tutti i terremoti». Per non parlare di alcuni particolari dissacranti disseminati negli affreschi della villa: «Da lontano non si notano - rivela - ma osservando da vicino si vedono diavoli che urinano, altri che “emettono gas”… Ce n'è persino uno che con una mano dipinge il ritratto di una fanciulla, con la coda “rovina” l'uomo che è con lei. Se abbiamo scoperto questi particolari - conclude - è solo perché i nostri ragazzi sono andati a studiare l'esterno e l'interno della villa, realizzando planimetrie molto accurate e usando tecnologie all'avanguardia. Speriamo che l'avvio di un corso di laurea triennale per geometri all'Università di Modena e Reggio possa confermare che questa è la strada da percorrere».
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