Gazzetta di Reggio

Reggio

INCONTRO AL PALA FANTICINI

La storia di Siani e della sua Mehari colpisce gli studenti

La storia di Siani e della sua Mehari colpisce gli studenti

REGGIO EMILIA. «Quando la Cgil ha iniziato a organizzare, mesi fa, questa tre giorni di legalità e l’iniziativa dedicata a Siani, non potevano sapere della richiesta di chiudere al pubblico il...

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REGGIO EMILIA. «Quando la Cgil ha iniziato a organizzare, mesi fa, questa tre giorni di legalità e l’iniziativa dedicata a Siani, non potevano sapere della richiesta di chiudere al pubblico il maxiprocesso Aemilia: è caduta a puntino». Guido Mora, segretario provinciale della Camera del Lavoro di Reggio, attorniato da rappresentanti regionali e nazionali Cgil – è arrivata perfino una delegazione Cgil dalla Calabria – ieri ha fatto gli onori di casa accanto alla Mehari verde ramarro arrivata nel piazzale davanti al tribunale.

«Questi tre giorni di legalità sollecitano il territorio – ha proseguito Mora – C’è un legame tra il passato, cioè Siani assassinato per il suo impegno come giornalista, e il presente, il tentativo di mettere il bavaglio ai media». Dopo brevi interventi delle figure istituzionali, ci si è spostati al Pala Fantacini, dove sono sciamati gli studenti reggiani coinvolti nel progetto “Laboratorio di cittadinanza e legalità”: le terze e quarte classi di tre istituti, Bus Pascal, Galvani-Iodi e Chierici, preparati dalle educatrici con la visione del film “Fortapasc”.

Toccante la testimonianza di Paolo Siani, medico fratello di Giancarlo, che ha raccontato la vicenda del giornalista napoletano, ucciso a 26 anni in un agguato per aver “interpretato” come un cambio di alleanze (azzeccandoci) l’arresto di un boss di Torre Annunziata. Paolo si è poi offerto, come fa da ben 31 anni (Siani è stato ucciso nel 1985) alle domande dei ragazzi, spiegando che «nonostante io sia ormai invecchiato, continuo a girare l’Italia perché penso che i killer si debbano vergognare di questo delitto ignobile».

La storia di Siani – collaboratore appassionato di giornalismo, un carattere estroverso ben rappresentato dall’auto («l’aveva comprata a Bologna usata, ritornò a Napoli con la fidanzata con la benzina appena sufficiente e i miei genitori inorridirono») – ha tutti gli elementi per catturare i giovani e ha catalizzato l’attenzione degli studenti reggiani, circa 200 sulle scalinate.

«Di Siani mi ha colpito la combattività e il suo metterci la faccia – afferma Riccardo, 18enne dello Scaruffi – peccato che non siano presenti tutte le scuole. Ad Aemilia dobbiamo ancora andare». «Era così giovane e già così appassionato del suo lavoro – raccontano Jennifer, 16 anni, Wiam, 16, e Nicole, 17, del Bus – Ad Aemilia non siamo state». «Ci siamo resi conto che la ’ndrangheta è vicino a noi», ha detto Alessandro, 17 anni, del Bus. (am.p.)

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