Manodori: «Ricapitalizzazione... parziale»
La Fondazione sul piano industriale Unicredit: «Aderiremo in linea con le risorse disponibili»
REGGIO EMILIA. «Gli amministratori della Fondazione Manodori hanno preso atto del piano industriale di UniCredit e, alla luce della coerenza delle previsioni rispetto agli attuali scenari internazionali, hanno avviato un percorso di valutazione rispetto ad un’ipotesi di adesione parziale all’aumento di capitale, utilizzando risorse disponibili».
Una settimana dopo la delibera dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro, di cui una quarantina di milioni sarebbero appannaggio della Manodori – che non ha però le risorse sufficienti anche in vista del blocco del dividendo per quest’anno – la Fondazione rompe gli indugi e, attraverso un comunicato, spiega di aver «avviato un percorso di riflessione in merito all’adesione all’aumento di capitale di 13 miliardi di euro deliberato dall’assemblea dei soci di UniCredit, di cui è azionista per lo 0,32%».
Tale ipotesi, spiega ancora la Fondazione Manodori, «viene ritenuta in linea con gli obiettivi di salvaguardia del patrimonio della Fondazione e, nel contempo, compatibile con la propria missione e con il piano di diversificazione degli investimenti, già intrapreso, che la Fondazione conferma di voler perseguire». La Fondazione Manodori – che insieme alle altre fondazioni bancarie (CariVerona, Crt, Carimonte, CrTiestre, Cassamarca e Fondazione Sicilia) hanno una quota totale attorno al 9% e vogliono un rappresentante nel cda – «resta in attesa di ulteriori comunicazioni da parte dell’istituto di credito, che dovrà precisare condizioni e date dell’aumento di capitale».
La comunicazione della Manodori arriva all’indomani del duro attacco ai vertici della fondazione di Giacomo Bertani Pecorari, responsabile economia del Pd, che ha criticato l’eccessiva esposizione del patrimonio della Fondazione sul titolo dell’istituto di credito.
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